Giro d’Italia, canguri al comando

Buona la prima per la Orica GreenEDGE

Gianluca Vivacqua
09/05/2015
Sport
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Aspettando il Cannibale siculo (parliamo di Nibali) alla Grande Boucle, Fabio Aru, giovane promessa italiana delle due ruote, promette di far parlare italiano anche il Giro d’Italia.

E pazienza se la sua squadra, la Astana, è soltanto terza dietro gli australiani della Orica GreenEDGE,  che si erano aggiudicati la prima anche nella scorsa edizione, e la corazzata Saxo Tinkoff di Alberto Contador. Pazienza anche se, per il momento, il suo nome non compare nella classifica generale. L’unica nota azzurra tra le prime dieci posizioni è quella di Manuele Boaro della Saxo (è settimo): non certo un aspirante alla vittoria finale, a differenza del sardo, che può guardare il bicchiere mezzo pieno pensando che i team di Porte e Uran, loro sì due avversari veri, stanno dietro al suo.

Su di loro il piccolo-grande Aru dovrà calibrare i suoi passi, e naturalmente sull’eterno Contador; tutto il resto sono meteore di questo inizio giro,  a cominciare dalla maglia rosa, quel Simon Gerrans che non è neppure il leader incontrastato del suo team (Michael Matthews lo è più di lui, e lo si vedrà presto).  

Fermo restando che la tappa d’apertura è sempre una corsa a cronometro, individuale o a squadre (lo è praticamente dal 2000, con la sola eccezione del 2003), sono ormai alcuni anni che gli organizzatori della rosea si divertono ad alternare una partenza da terre d’oltralpe ad una entro i patrii confini. Quest’alternanza è in vigore dal 2010, quando il giro partì da Amsterdam; nel 2011, l’edizione speciale dedicata ai centocinquant’anni dell’unità, la corsa ebbe avvio da Venaria Reale, cittadina piemontese di sabaudo blasone; nel 2012 nuovo abbrivio in trasferta, da Herning, sul suolo di Danimarca; nel 2013 ritorno in Italia, con una partenza all’ombra del Vesuvio, e infine, nel 2014, primo atto a Belfast, nel cuore dell’Irlanda del Nord. Quest'anno, in base a tale schema, la partenza doveva essere nuovamente italiana e così è stato.

Un assaggio dell’incantevole provincia imperiese. Diciassette chilometri e sei, quelli che separano San Lorenzo al Mare,  ridente cittadina che fu feudo dei Lengueglia, da Sanremo, celebre, tra le tante altre cose, anche per essere il terminale  di una classicissima del ciclismo nostrano. Hanno pedalato più forti di tutti, come detto, i canguri della Orica, che hanno coperto il percorso in 19’26’’. Dietro di loro, per pochissimi secondi in più (solo sette), la contadoriana Saxo Tinkoff. Terzo posto per l’Astana di Aru, 19’39’’. Quarta la Etix Quick Step del colombiano Rigoberto Uran, 19’45’’. Quinta la Movistar di David Arroyo, 19’47’’. Dietro di loro gli svizzeri della Iam, 19’51’’, e gli statunitensi della Bmc, 19’51’’. Il team Sky di Richie Porte (australiano come gli uomini della GreenEDGE), nono a 19’53’’, praticamente non è stato ancora avvistato nel… cielo del Giro.

Per effetto di tutto ciò, a vestire la prima maglia rosa è Gerrans. Ma i giochi sono appena iniziati.    

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