Giappone, Misao e gli altri

La carica degli ultracentenari nipponici

Gianluca Vivacqua
02/04/2015
Attualità
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Il secolo breve, lo chiamava lo storico britannico Hobsbawm.

In Giappone, specialmente, c’è chi il Novecento lo ha attraversato per intero. Ė stato bambino nel Giappone imperialista della Belle Epoque,  poi adolescente tra prima e seconda guerra mondiale, un giovane ai tempi apocalittici di Hiroshima e Nagasaki, e si è fatto adulto sotto il protettorato americano e nell’epoca della ricostruzione. E’ diventato genitore, quindi nonno, mentre la cultura massmediatica prendeva piede, e l’Occidente veniva conquistato dai manga dei maestri nipponici. Ha superato abbondantemente la terza età alle soglie del terzo millennio, ed è entrato nella quarta mentre vedeva il suo Paese svoltare a destra con il riformismo conservatore di Shinzo Abe.

Una vita lunga, lunghissima, in un secolo breve. Il 1° aprile, alla superveneranda età di centodiciassette anni, si è spenta a Osaka, dove viveva, Misao Okawa. Un volto da Guinness dei Primati: nel libro dei record, infatti, c’era entrata nel febbraio del 2013, come donna più longeva del mondo. La Bibbia lasciava immaginare che Matusalemme avesse una lunga barba canuta e un’aria imperscrutabile da sommo sacerdote: il Novecento si è incaricato di sfatare anche questo mito. Per noi Matusalemme è una supernonna dalla vita tranquilla, con il gusto per la vita e grande attrattrice di affetti. Pretendere di scoprire la ricetta per campare a lungo è un po’ come voler andar a fondo in quella che porta al successo: non esistono fattori prestabiliti, e soprattutto valevoli indistintamente. Misao è riuscita a vivere tre volte la vita di un essere umano nato nel 1898 semplicemente tenendosi lontana dallo stress, dormendo almeno otto ore al giorno e mangiando sempre con gusto.

Cose semplicissime, che però le hanno consentito di restare in prima posizione nella classifica di longevità degli ultracentenari terribili del suo Paese.  Jiroemon Kimura, Koto Okubo, Tane Ikai e  infatti, si sono fermati a centosedici, ad una sola incollatura di distanza (si tratta di persone morte tra il 1995 e il 2013); a quota centoquindici si è fermata Chiyono Hasegawa, e a centoquattordici Hide Ohira, Yona Minigawa, Ura Koyama, Tase Matsunaga, Yukichi Chuganji, Kame Nakamura,   Suekiku Miyanaga, , Shige Hirooka, Waka ShirahamaChiyo Shiraishi e Mitoyo Kawate. Resiste, sempre a quota centoquattordici, Nabi Tjima: potrebbe essere lei la minaccia per la leadership della Okawa. 

Aveva tre figli e quattro nipoti, la Okawa, ed era bisnonna di altri sei. Il suo ultimo compleanno, che l’aveva vista per l’ennesima volta circondata dall’amore e dalla deferenza di un’allegra tribù di parenti e amici, oltreché dall’attenzione mediatica, era stato celebrato pochi mesi fa.    

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