“Per l’amor di Dio, apri la porta! Apri questa maledetta porta!”
Dalla scatola nera dell’Airbus A320-200 della Germanwings, precipitato in Francia il 24 marzo, emergono le ultime disperate parole del comandante dell’aereo. Patrick Sonderheimer. Un documento audio con una sorprendente forza icastica: sembra di vederla, in effetti, la scena in cui Andreas Lubitz si trova trincerato nella cabina di comando, pronto a far cadere in picchiata l’aereo, e il suo superiore bussa freneticamente alla porta d’accesso, senza ottenere risposta.
La Bild Am Sonntag continua ad aggiungere altri particolari drammatici ad un racconto che è già una sceneggiatura per un disaster movie: tenendo conto di quello che il tabloid tedesco aveva già riportato il 27 marzo, e cioè che Sonderheimer era arrivato al punto di procurarsi una scure per sfondare quella porta, si può supporre che le frasi registrate nella scatola nera siano stati gli ultimi avvertimenti lanciati dal comandante prima che questi decidesse di passare all’azione. Quando, però, era già troppo tardi.
Per prendere possesso della cabina e, quindi, il controllo dell’aereo, Lubitz, come è già stato scritto, ha aspettato che Sonderheimer andasse un momento in bagno. Domanda oziosa: aveva già calcolato il momento in cui il superiore si sarebbe assentato o ha colto semplicemente l’attimo? Che ci fosse un piano prestabilito all’origine della sua azione, comunque, ormai sembra ampiamente accertato.
Così come sembra accertato che Lubitz non era in condizione di poter svolgere servizio per la sua compagnia aerea, quel disgraziato giorno; non doveva proprio esserci, ad affiancare Sonderheimer. Era in cura farmacologica “per sindrome da affaticamento e disturbi psicosomatici”: è la diagnosi di uno dei detectives che sono entrati in casa dell’aviatore, in cerca di prove relative al suo stato di salute psichica compromesso. Effettivamente, nell’armadietto dei medicinali di Lubitz sono stati trovati dei farmaci antidepressivi.