L'isola dei veleni: dal Sulcis a Porto Torres passando per Macomer

Rischi per la salute, la produzione agroalimentare e la stagione turistica

Ignazio Angelo Pisanu
07/03/2015
Ambiente ed Agricoltura
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Secondo quanto riportato stamane dal quotidiano L'Unione Sarda, recenti analisi sul territorio della Sardegna hanno evidenziato l'enorme disagio ambientale che colpisce l'isola. Sarebbero 445 mila gli ettari di terreno con infiltrazioni chimiche nocive alla salute. L'allarme lanciato dagli analisti ha dato fiato al fuoco del dibattito politico. Nonostante le parole dell'assessore all'Ambiente Donatella Spano: "Ribadisco l'impegno ad avviare a soluzione il problema delle bonifiche", sembra che per ora ogni intervento rimanga solo sulla carta. I rischi connessi alla situazione influenzano la vita dei sardi da tutte le sfaccettature possibili. La produzione agroalimentare locale, la salute della popolazione, l'alta percentuale di tumori, il decremento del turismo, l'ulteriore aumento della disoccupazione sono rischi concreti.

Il Sulcis-Iglesiente è la regione più colpita - Antica regione mineraria, sviluppatasi alla fine del 1800 e cresciuta ulteriormente durante il fascismo, il Sulcis-Iglesiente è oggi il territorio più inquinato della regione più inquinata d'Italia. Un triste primato. A quanto pare aziende come la carbosulcis e l'Alcoa di Portoscuso hanno prodotto più danni ambientali e inquinamento che benefici economici. Le due aziende - ora in declino e con un numero altissimo di cassintegrati - hanno contribuito ad avvelenare un territorio povero, dando a una sola generazione la possibilità di avere un'occupazione. Un doppio danno e una doppia beffa.

Un'altra zona problematica è quella di Porto Torres e dintorni - A Porto Torres si ripete lo stesso copione che nel Sulcis. Il complesso industriale di Porto Torres, nel Nord dell'isola, è nato con un progetto di “industrializzazione forzata” ad alto impatto ambientale. Le industrie "pesanti" della cittadina, hanno visto la luce durante gli anni di governo della Democrazia Cristiana nell'isola. Anche a porto Torres, come nel Sulcis-Iglesiente l'ambiente ha pagato un grosso pegno in veleno e l'uomo non ha potuto lavorare che per una generazione. A quanto pare la volontà di trasformare l'economia dell'isola da agro-pastorale a industriale non ha sortito gli effetti desiderati. La domanda sorge spontanea: tutto questo era prevedibile?

L'inceneritore di Macomer - Dal Sud (Sulcis) al Nord (Porto Torres) della Sardegna passando dal centro. Il tour della morte non risparmia la microregione del Marghine e il suo capoluogo Macomer. Il termovalorizzatore della cittadina è da anni al centro di numerose polemiche e scontri politici locali. Secondo studi e analisi - perpetuati da personale competente in materia - l'impianto di incenerimento e termovalorizzazione di Tossilo, nella zona industriale di Macomer, avrebbe un impatto ambientale devastante. L'assessore all'ambiente Spano, pare aver preso coscienza della problematica e ha promesso un intervento urgente per migliorare l'attuale situazione. La Spano promette che i lavori "si concluderanno in due anni, completeranno la piattaforma di Tossilo e consentiranno di contenere del 40% i costi di smaltimento".

Tumori in aumento, rischi nella produzione alimentare locale - Le analisi hanno evidenziato che la regione del Sulcis Iglesiente presenta un'altissima percentuale di tumori rispetto alla media nazionale. Per quanto concerne la produzione agro-alimentare, è il Marghine - insieme alla vicina Planargia - la regione più colpita. Macomer, Sindia, Silanus, Bolotana, Borore, Bortigali ma anche Bosa, Suni, Flussio, Tinnura, Tresnuraghes, sono centri che sopravvivono grazie alla produzione e alla vendita di carni e formaggi. Prodotti rinomati per l'alta qualità dei pascoli e per la grande abilità dei produttori, cementata in secoli di storia. Oggi questi prodotti sono a rischio. Se i terreni sono intrisi di sostanze nocive - così come, logicamente, le falde acquifere - l'erba dei pascoli risulta malsana e le conseguenze sull'alimentazione animale possono essere non troppo rassicuranti. L'esempio del Marghine Planargia vale per tutta l'isola.

A rischio la stagione turistica - Tedeschi, inglesi, francesi e nordeuropei in generale, sono tra coloro che amano di più l'isola. La motivazione è semplice: ricercano un luogo incantato,  incontaminato e selvaggio, ricco di bellezze naturali dove poter fare escursioni, respirare aria pura, mangiare del buon cibo artigianale e scoprire la magia preistorica del centro dell'isola. Il rischio è che questo tipo di turismo - essendo per larga parte istruito, colto e molto informato - venendo a conoscenza delle problematiche ambientali dell'isola, scelga un'altra location per le proprie vacanze. Il danno sarebbe enorme e l'economia dell'isola potrebbe subire un colpo mortale.

La necessità di intervenire è urgente. Nulla è ancora perduto - Le trappole da evitare per vincere la guerra all'inquinamento sono tante: è vietato piangersi addosso, farsi risucchiare dal tourbillon di rivalità locali - politiche, locali, personali, egoiste ed ego-centriste - e sfruttare la problematica per guadagnare consenso politico. Urge combattere tutti assieme per salvare quella che era considerata dai più l'isola più bella del Mediterraneo, per salvare i suoi abitanti, la sua economia. Se i sardi non vogliono vedere aumentare ancora la percentuale di malattie legate all'inquinamento, non vogliono mangiare e vendere prodotti agroalimentari a rischio e assistere al declino delle attività turistiche devono darsi una mossa. La responsabilità della Regione è dello Stato italiano è enorme. Si tratta di salvare un popolo e di non precludergli la possibilità di potersi autodeterminare negli anni a venire.

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