Isis, l’inquietante passato di Emwazi

Scoperti nuovi trascorsi terroristici di Jihadi John

Gianluca Vivacqua
02/03/2015
Dal Mondo
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No, non si tratta soltanto di un ragazzo bene di origini kuwaitiane con impulsi fanatici nascosti. E che, seguendo un antico richiamo del “sangue”,  folgorato da un video dell’Isis, ha deciso da un giorno all’altro di sposare la sua causa. Mohammed Emwazi, più noto come Jihadi John, il (se così si può dire) proto-boia di al-Baghdadi con all’attivo già cinque esecuzioni, di terrorismo islamico, e di militanza terroristica, ne masticava già da un po’.


A leggere il numero del 1° marzo del giornale britannico Mail on Sunday, il giovane informatico britannico già da qualche anno faceva parte di una cellula dormiente di al-Qaeda – sì, proprio al-Qaeda, la creatura di bin Laden – denominata London boys. Il  gruppo non era estraneo al fallito attentato alla metropolitana di Londra del 21 luglio 2005. Stando alla ricostruzione dell’edizione domenicale del Daily Mail, il giovane si sarebbe arruolato nelle file del Califfato, nel 2013 in Siria, per sfuggire alla cattura da parte di Scotland Yard.

Una cattura che, all’inizio del secondo decennio del XXI secolo si faceva sempre più imminente. Tanto da farlo arrivare più volte al punto di prendere seriamente in considerazione il suicidio, che avrebbe attuato con un cocktail letale di pillole.  “Sono un condannato a morte, un morto che cammina”: queste angosciate parole il giovane le scriveva tra il 2010 e il 2011 proprio al Daily Mail, con cui aveva un canale diretto di comunicazione. Scambiava infatti dei messaggi elettronici con il capo della redazione Interni del giornale, Robert Verkaik, che ebbe anche modo di conoscere dal vivo Mohamed. E non gli fece una buona impressione, tutt’altro:lo definì “un paranoico”.

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