Il 26 febbraio il cda della Rai ha dato il via libera al piano di spending review dell’informazione promosso dal direttore generale Luigi Gubitosi sin dal 2014.
Hanno votato a favore cinque consiglieri su otto. “Dopo trentacinque anni cade un muro invisibile, ma storico”, è stato il primo commento del dg. “Da qui a tre anni si potranno godere i frutti del piano che variamo oggi, e cioè un risparmio del 70%”. Tradotto in soldoni: una riduzione degli sprechi del valore di ottanta-cento milioni di euro. In sostanza, sul modello della Bbc classica, ci saranno due gruppi o famiglie di testate (due newsroom, per dirla in aziendalese), all’interno delle quali si opererà una semplificazione radicale di cariche e poltrone.
Si punta, in prospettiva, ad arrivare addirittura ad una redazione unica, ma per il momento la fase di transizione che si apre è già abbondantemente soddisfacente per gli innovazionisti: da una parte Tg1, Tg2 e Rai Parlamento a formare la prima newsroom, Rai Informazione 1, dall’altra Tg3, Rai News 24 e Tg Regione che compongono la seconda newsroom, Rai Informazione 2. A capo di ciascuna di esse ci sarà un solo direttore affiancato da sei vicedirettori. “Cambia l’informazione, che sarà più aggiornata”, promette Gubitosi: di sicuro si otterrà di evitare sovrapposizioni e quindi dispersioni di risorse operative, e non sarà poco.
Durante il cda è stata invece affrontata solo di sfuggita la vicenda Rai Way. La società che possiede la rete di diffusione del segnale radiotelevisivo della tv statale è stata oggetto, nei giorni scorsi, di un’offerta di pubblico acquisto e scambio da parte dell’omologa società del gruppo Mediaset, El Towers. Per molti, l’ennesimo tentativo attuato da Berlusconi per concretizzare il suo vecchio sogno tele-monopolistico. I vertici di viale Mazzini, in realtà, si erano già fatti sentire in proposito con una lettera alla Consob: "Irricevibile l'offerta Mediaset". Iil premier Matteo Renzi ha provato a placare gli animi, da un lato ribadendo come non si possano attribuire significati politici ad un’offerta che è e resta legittima, dal punto di vista del mercato della comunicazione; dall'altro sottolineando quanto il governo ci tenga a garantire e salvaguardare la proprietà statale del 51% di Rai Way. Oltre quel 51%, però, c’è il mercato, appunto, e occorre che chi opera in esso sia libero di muoversi, senza che vi siano prevenzioni nei suoi confronti e debba perciò essere discriminato.