I fatti di Parigi potrebbero essere un punto di non ritorno, E un’occasione per saldare un’asse tra Occidente e musulmani “buoni” contro il terrorismo (o rinsaldarlo; non si dimentichi che nella guerra contro l’Isis, sin dall’inizio i principali alleati degli Usa sono proprio Paesi arabi). Il 15 gennaio da un lato c’è Hollande, che dice “Abbiamo un dovere di solidarietà verso il mondo arabo, perché le guerre mal combattute contro l’estremismo islamico si sono allargate, finendo col coinvolgere anche i Paesi occidentali”. Dall’altro c’è la Lega Araba, nella cui pentola bolle qualcosa di importante. Qualcosa di assolutamente conforme al Trattato arabo di difesa comune del 1950, sottolinea Nabil al-Arabi, segretario generale della Lega. In effetti non c’è niente che vieti, a livello legale e diplomatico, la nascita, in seno a quell’organismo, di uno strumento di contrasto al terrorismo islamico. Un valido supporto all’azione anti-jihadista occidentale, ma non solo. Alea iacta est: la conferenza della Lega del 15 gennaio al Cairo si può considerare, in realtà, più un atto pre-fondativo, ma la strada è segnata. È già in agenda una riunione straordinaria del Consiglio per mettere a punto i “meccanismi” che questa forza dovrà avere, oltreché i suoi “presupposti giuridici”.
Per quanto riguarda l’attentato alla sede di “Charlie Hebdo”, intanto, arriva un’importante rivendicazione da parte qaedista. Il leader di Al Qaida nello Yemen, infatti, in un videomessaggio ha affermato che i giovani mujaheddin che sono sacrificati a Parigi lo hanno fatto nel nome della sua organizzazione. E in tutta l’Europa settentrionale scattano blitz della polizia contro cellule islamiste.