Boko Haram, in Nigeria è sempre terrore

Eccidio in alcuni villaggi del nord-ovest

Gianluca Vivacqua
28/01/2015
Dal Mondo
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Non si ferma la furia fanatica e distruttrice del “Califfato del Borno”. Nel penultimo fine settimana di gennaio Boko Haram è tornato a calare la sua mannaia sugli inermi abitanti dei villaggi del Nord-Ovest della Nigeria. Non è stato proprio l’olocausto  che si è consumato a Baqa il 9 gennaio scorso, ma il bilancio dei morti mietuti dai miliziani nel raid che ha toccato Kamale, Garta (o Gurti), Mbororo e altri tre piccoli centri abitati nella regione di Adamawa (parliamo più precisamente del governatorato di Michika) non è poco significativo: sommati insieme, sarebbero non meno di cento i civili uccisi di villaggio in villaggio.
Triste destino, questo dell’Adamawa, nato nel 1991 da una costola della regione del Gongola, di finire, unicamente per ragioni di contiguità geografica con Yobe e Borno, nel triangolo del terrore di Boko Haram. Un territorio pacifico dove, a parte Yola, la capitale, non ci sono grandi città ma solo piccoli villaggi che vivono di agricoltura e di pesca fluviale. O di allevamento: in realtà l’occupazione più antica e autentica della popolazione locale, i Fulani, è proprio la pastorizia. Stando a quanto dice Wikipedia, al 30 novembre 2014 nei territori del “triangolo” si contavano trentacinquemila sfollati dai villaggi distrutti dai miliziani di Maiduguri: nell’Adamawa i campi di accoglienza per le popolazioni in fuga dalla persecuzione degli islamisti nigeriani sono stati allestiti nei dintorni delle città di Mubi e Madagali. All’interno di essi un’epidemia di morbillo sarebbe in corso dall’inizio di gennaio: l’emergenza si sovrappone all’emergenza.

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