Una mossa suicida? A sorpresa il 15 gennaio la Banca Centrale Elvetica ha deciso di abbattere il tetto fissato tre anni fa a 1, 20 franchi per un euro. La conseguenza sul fronte euro è stata che, in poche ore, nel Paese dell’emmenthal la valuta dell’Unione è sprofondato rispetto al franco e al dollaro e la Borsa di Zurigo è crollata. L’unica spiegazione è che il direttore dell’istituto, Thomas Jordan, abbia voluto venire incontro alle mosse di Draghi tese a realizzare uno storico pareggio euro-dollaro: ma con un franco boccheggiante al cospetto del dollaro, a causa appunto della debolezza dell’euro (e il franco, lo ricordiamo, è valuta europea di riferimento per la forza dell’euro, insieme al marco), era necessario rinvigorirlo azzerando un cambio che era solo un peso. Ed ora forse con maggiore tranquillità la Banca nazionale potrà procedere a quell’acquisto di titoli dalle banche svizzere per venire in soccorso dei loro bilanci.
Intanto, sul fronte dei rapporti bancari Svizzera-Italia, il consigliere agli affari fiscali del Tesoro, Vito Ceriani, rivela che c’è già un accordo di massima con la Svizzera per il rientro dei capitali dei cittadini italiani. “La firma finale arriverà con tutta probabilità a metà febbraio”. In base alle legge sul rientro dei capitali italiani dall’estero, approvata il 4 dicembre scorso, l’autodenuncia (tecnicamente “voluntary disclosure”) dei beni depositati occultamente all’estero e il versamento di tutte le tasse evase sarà incentivata dalla promessa di un abbuono delle pene previste per i reati fiscali compiuti, e soprattutto di essere messi al sicuro dal reato di autoriciclaggio. Molti degli evasori italiani hanno i loro conti correnti nei Cantoni, e il fatto che la Svizzera, con quest’accordo di collaborazione, sia diventato un Paese della cosiddetta “white list”, cioè fiscalmente amico dell’Italia (detto in soldoni: dove si può depositare, senza incorrere in sanzioni pesanti purché ci sia trasparenza), offre loro la possibilità di regolarizzarsi a condizioni davvero molto vantaggiose. E comunque, se anche i cittadini “furbetti” non dovessero collaborare, sarà proprio l’accordo, che stabilisce regole implacabili riguardo allo scambio di informazioni tra i due Paesi, a rendere le acque limpide.