Quasi tutti rinviati a giudizio, trentatré su trentanove, gli indagati nell’inchiesta sulle morti per amianto tra coloro che lavorarono alla Olivetti dagli anni ’70 ai ‘90. Come sempre quando parliamo di amianto, non si tratta di morti sul lavoro, ma di morti post-lavoro, praticamente nell’età della pensione. Venerdì 19 dicembre la mannaia dei pm Longo e Boscagli, della procura di Ivrea, si è abbattuta sui nomi eccellenti coinvolti nei fatti al centro dell’indagine: Corrado Passera, Roberto Colaninno e Carlo De Benedetti. Per tutti il reato contestato è quello di omicidio colposo. È diluvio giudiziario in casa De Benedetti: condividono infatti la sorte dell’ottantenne magnate anche i figli, Marco e Rodolfo, gli unici ad aver presentato una memoria difensiva, e il fratello, Franco. Solo sei tra gli indagati sono riusciti a farla franca: per cinque è stata richiesta l’archiviazione; per quanto riguarda l’ultimo, invece, è stato il decesso a sottrarlo alla giustizia: si trattava di Ottorino Beltrami, storico amministratore delegato dell’Olivetti.
Tremolite e amianto: sono queste le parola proibite che potrebbero stroncare le ambizioni politiche di Passera, consigliere di amministrazione di Olivetti dal 1990 al ’96 e suo amministratore delegato dal ’92 al ’96; condannare definitivamente al declino Colaninno, l’ex capitano coraggioso già protagonista di avventure finanziarie sciagurate, che successe a Passera nella carica di amministratore delegato; e soprattutto infangare le fortune di De Benedetti, il signor anti-Berlusconi: lui l’Olivetti l’aveva presieduta per un lungo periodo, dal 1978 al 1996. Per non parlare dei suoi affermati rampolli: neppure loro si sono sottratti alla maledizione di aver ricoperto ruoli di responsabilità in quell’azienda, come amministratori delegati lungo gli anni ’90. Tra gli altri indagati, non si può non fare menzione anche di Camillo Olivetti junior, ultimo rappresentante della famiglia dei padri dell’azienda: questi fu amministratore delegato nel ’63-’64 e poi consigliere di amministrazione fino a quel cruciale ’81). Per un lungo periodo, circa un decennio (anni ‘70), nella catena di montaggio dello stabilimento Olivetti di san Bernardo d’Ivrea si utilizzò un talco ad alta concentrazione tossica: la tremolite, appunto. Ci volle il 1981 perché, appurato a tutti gli effetti che quella sostanza era cancerogena, venisse sostituita con una innocua. Eppure i dirigenti nutrivano da molto tempo forti sospetti sull’insalubrità della tremolite: ma prima dell’inizio degli anni ’80 si erano ben guardati dall’intervenire. Poi, tra gli ’80 e i ’90, venne fuori che interi capannoni in cui si svolgeva la produzione presentavano coperture di amianto: ma anche su quel fronte si intervenne debolmente e in ritardo, e non certo per una minore coscienza del pericolo. Nel 2007 la morte per mesotelioma di Franca Lombardo, ex dipendente Olivetti, scoperchia il pentolone: e la magistratura comincia a muoversi. Nel 2010 viene iscritto nel registro degli indagati Beltrami, quindi i De Benedetti, che però scompaiono dai radar l’anno dopo. Per tornarci poi nel 2014 in buona compagnia, come si è detto, e quando ormai i casi analoghi a quello della Lombardo sono diventati una ventina.