Pakistan, impiccagione di massa per terroristi

Firmato l’ordine dal generale Sharif

Gianluca Vivacqua
21/12/2014
Dal Mondo
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Una “ritorsione di Stato” contro l’attentato terroristico talebano alla scuola militare di Peshawar, costato la vita a centoquarantaquattro (per altre fonti centoquarantotto) persone, in gran parte bambini: è quella che il premier pakistano, Nawaz Sharif, su richiesta del quasi omonimo comandante dell’esercito, Raheel Sharif, ha firmato il 19 dicembre, sospendendo la rogatoria della pena di morte per più di tremila terroristi attualmente in carcere e ordinando l’immediata esecuzione della loro condanna capitale, tramite impiccagione. Ai  primi malcapitati sei la morte è toccata qualche ora dopo l’entrata in vigore di questa vera e propria “legge marziale”; è ora in corso la "liquidazione" della restante massa di condannati, che richiederà in tutto tre giorni. Alla sete di vendetta di tante mamme e papà, ben interpretata dal governo, non è bastato che venissero eliminati tutti gli autori della strage di Peshawar, o che l’esercito, all’indomani di essa, uccidesse trentadue talebani nel corso di un’operazione al confine con l’Afghanistan, tra le località di Wurmagai e Spurkot. 
E i talebani, come rispondono alla risposta di Islamabad? Dal Waziristan il comandante Khalifa Omar Mansur lancia un video-telegramma del terrore, “I vostri bambini non saranno più al sicuro”. Per il resto, però, non aggiunge niente di nuovo a quanto già dichiarato da Khorasani: “Se continuerete a prendere di mira le nostre donne e i nostri bambini, saremo indiscriminati nella stessa misura in cui lo siete voi”.

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