News non buone dal Bahai World News Service l’ufficio stampa della Bahai International Community con sede a New York che in questi giorni fa sapere che “In un’atmosfera di crescenti difficoltà economiche una recente dimostrazione anti-baha’i e un acceso discorso pronunciato da un prelato hanno suscitato preoccupazioni per la sicurezza dei baha’i di Rafsanjan, una cittadina iraniana. «Si deve finalmente realizzare il giusto desiderio della gente, che non ci siano baha’i in questa città», ha detto il signor Ramezani-Pour. « La chiusura di alcune ditte della città e la vessazione economica dei baha’i stanno già mettendo a dura prova i baha’i. Diversi giorni prima del discorso del signor Ramezani-Pour, una dimostrazione anti-baha’i si è svolta davanti all’ufficio del governatore di Rafsanjan. La stampa filogovernativa sostiene che le dimostrazioni sono state spontanee e volute dalla popolazione locale. Ma le foto dimostrano che è stato un evento organizzato, dato l’uso di cartelloni prestampati che erano ovviamente stati preparati in anticipo. Alcuni cartelloni dicevano: «i baha’i sono intrinsecamente impuri» e altri «nei bazar musulmani non c’è posto per infiltrazioni infedeli». Le espressioni di odio e la disseminazione di informazioni false contro i baha’i non sono una novità in Iran. «Ma questi incidenti sono un brutto segno perché in passato simili dichiarazioni da parte di capi religiosi e incitamenti all’odio contro un certo gruppo hanno avuto gravi conseguenze. il 24 agosto 2013 il signor Ataollah Rezvani, un noto baha’i di Bandar-Abbas è stato ucciso con un’arma da fuoco nella sua automobile. Naturalmente i baha’i non sono l’unico gruppo minacciato dal pulpito. Recentemente, l’imam della preghiera del venerdì di Isfahan ha pronunciato un discorso provocatorio durante il quale ha detto che gli avvertimenti non erano più sufficienti nella lotta per assicurare che le donne usassero convenientemente l’hijab, ossia il velo per il capo. Ora si doveva ricorrere alla forza e alla violenza. Poco dopo questo discorso dell’acido è stato gettato in faccia a molte donne che non portavano quello che le autorità considerano un abito conveniente per uscire di casa in città.
L’ottobre scorso, cinquanta negozi baha’i sono stati chiusi nella città di Kerman, 23 a Rafsanjan e sei a Jiroft, tutte cittadine della medesima provincia. Negli ultimi mesi l’aumento del numero delle ditte e dei negozi baha’i che sono stati chiusi dimostra un piano coordinato per esercitare una pressione maggiore sui baha’i dell’Iran In luglio la chiusura di una ditta baha’i ha lasciato senza lavoro 20 cittadini di Ghaemshahr.
Nell’agosto 2014 tre veterani, che erano stati prigionieri di guerra e ricevevano per questo una pensione, sono stati informati che se non avessero dichiarato di essere musulmani, non avrebbero più ricevuto la pensione. I tre si sono rifiutati di abiurare con le conseguenze paventate. Nel novembre 2014, in Isfahan agenti del Ministero dei servizi segreti sono entrati nelle residenze di diversi baha’i che lavoravano in casa e hanno sigillato le aree adibite al lavoro per indicare che essi non potevano più lavorare.