Myanmar, uccisi 22 ribelli Kachin

Il gruppo non aveva siglato la tregua

Gianluca Vivacqua
27/11/2014
Dal Mondo
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Quello contro i ribelli Kachin, minoranza e movimento indipendentista nord-birmano, è un conflitto che l’esercito di Naypyidaw (anche noto come Tatmadaw) porta avanti praticamente da quando fu assassinato Aung San (1947). Il padre della Birmania credeva in una nazione capace di concedere uguale dignità e peso politico a tutte le sue etnie: un grande Stato federale, progetto destinato però a naufragare sotto i  colpi dei sicari inviati dall’avversario politico di San, U Saw. Ad un centralismo sempre più opprimente e dispotico i Kachin, capifila delle minoranze birmane di stirpe cinese stanziate al nord (le altre sono i Chin e gli Shan, mentre i Mon e i Karen sono a sud--est), risposero con un partito indipendentista, il KIO (Kachin Independence Organisation), quasi subito affiancato da un braccio armato, la KIA (Kachin Independence Army). È dal 1961 che la KIA  ha imbracciato i fucili contro i governi di Yangon prima e di Naypyidaw dopo (parliamo delle due capitali della Birmania), per conquistare l’indipendenza della regione Kachin, al confine con lo Yunan: ma dopo più di cinquant’anni la pace è tutt’altro che dietro l’angolo. 
Il conflitto sembra essersi addirittura inasprito dal 2011, dopo una tregua ultradecennale seguita ad un accordo di pace faticosamente raggiunto nel ’94. Quell’accordo doveva essere la premessa per costruire, entro l’inizio del nuovo millennio, una nuova costituzione più rispettosa delle aspirazioni autonomiste dei Kachin: effettivamente la costituzione fu rinnovata ed entrò in vigore nel 2008, ma senza andare nella direzione sperata dalla minoranza. Anzi: non solo non le riconosceva una maggiore rappresentatività politica, ma addirittura imponeva lo scioglimento delle formazioni combattenti che si richiamavano alla causa della sua indipendenza. Da allora è stato un alternarsi di scontri sempre più sanguinosi e di fragili armistizi; l’ultimo all’inizio del 2013, rotto a tradimento dall’esercito birmano che, con una mossa a sorpresa, sperava di prendere Laiza, la capitale dei ribelli: non ci riuscì. Nell’aprile del 2014 è iniziata una nuova serie di attacchi degli indipendentisti, in concomitanza con le operazioni di censimento nella regione volute dal governo centrale. A partire da settembre il governo è impegnato a firmare tregue separate con i sedici gruppi armati ribelli presenti nel Paese; di essi solo due non hanno aderito alle proposte del presidente Thein Sein: il Tang, colegato agli Shan, e, appunto, la KIA (anzi, a dir la verità, con i Kachin i colloqui non sono neppure iniziati). Conseguenza di questa chiusura è stata l’ennesima campagna punitiva dell’esercito regolare, culminata, il 20 novembre, nell’uccisione di ben ventidue soldati della KIA in uno scontro non lontano da Laiza. “È la nostra più grande perdita mai subita in un solo scontro”, dice un portavoce dell’esercito indipendentista Kachin: tutto lascia immaginare che la KIA non lascerà invendicata la strage. 

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