Gerusalemme, attacco a sinagoga

Hamas rivendica l’attentato

Gianluca Vivacqua
19/11/2014
Dal Mondo
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Sulle prime si era parlato di “classiche” armi da fuoco, poi è venuta fuori la verità, più simile ad un film dell’orrore che ad un blitz da fondamentalisti: i due uomini (palestinesi) che la mattina di martedì 18 novembre hanno fatto irruzione in una sinagoga di Har Nof, sobborgo di  Gerusalemme, avevano delle asce con sé e, come boia con le loro scimitarre, si sono avventati contro i fedeli in preghiera. Sei morti (quattro di essi sono rabbini), circa una decina i feriti: probabilmente gli attentatori avrebbero voluto che il bilancio di sangue potesse  essere più cospicuo, ma la polizia israeliana, prontamente intervenuta a bloccare la strage, lo ha impedito; e i due terroristi sono caduti sul luogo del misfatto, In sostanza, né più né meno che una sorta di attacco kamikaze, ma molto più artigianale e, per questo, meno devastante: però non meno capace di destare impressione.
Hamas non ha atteso troppo a rivendicare l’attentato. “È nostro diritto vendicare il sangue dei nostri martiri”, hanno fatto sapere in un comunicato i vertici dell’organizzazione. La vendetta a cui si riferiscono è quella per la chiusura della Spianata delle Moschee, attuata da Israele a fine ottobre (che reagiva al tentato omicidio di un rabbino da parte di palestinesi), e per la recente morte di un conducente di autobus palestinese in servizio presso una ditta ebrea: la sua impiccagione per Hamas è un omicidio da parte israeliana, per la polizia davidica, invece, un suicidio.
Neppure Israele, dal canto suo, ha tardato troppo a promettere la contro-vendetta. Il premier Netanyahu, per il quale l’attacco è il “frutto dell’incitamento all’odio di Hamas”, ha minacciato una dura reazione “alla crudele uccisione di ebrei recatisi a pregare, da parte di biechi assassini”. L’Anp, però, col presidente Abu Mazen, si è dissociato da quell’atto di sangue: in una nota diramata dall’ufficio stampa del leader si legge che “La presidenza condanna l’attacco contro i fedeli ebrei nel loro luogo di preghiera e condanna l’uccisione di civili a prescindere da chi li commetta”.

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