Usa, Wilson davanti al Gran giurì

Più di quattro ore di deposizione

Gianluca Vivacqua
08/10/2014
Dal Mondo
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Si ritorna a parlare del caso Brown e dell’agente Darren Wilson, che il 9 agosto scorso a Ferguson, sobborgo di St. Louis, sparò in testa al giovane afroamericano. Il 17 settembre il poliziotto ha reso la sua deposizione al Gran giurì di Clayton che dovrà incriminarlo: bagno di flash e di telecamere per lui, che sembrava scomparso dalla circolazione da subito dopo quella maledetta, efferata reazione. Il giudice della contea di St. Louis lo aveva rimandato a metà agosto al verdetto del collegio popolare giudicante, che, per prepararsi ad interrogare l’imputato, aveva chiesto una proroga scaduta il 10 settembre. Il Gran giurì, lamenta l’opinione pubblica nera, sembra troppo sbilanciato dalla parte bianca: è composto, infatti, da nove bianchi e tre afroamericani (cinque donne e sette uomini). Paul Fox, amministratore giudiziario della contea di St. Louis, respinge quest’accusa osservando che, dal punto di vista razziale, la composizione della giuria riflette quella della contea stessa. Sta di fatto che, al primo confronto diretto con Wilson, la giuria non ha dato l’impressione di essere particolarmente vincolata all’orologio: il poliziotto ha avuto a disposizione quattro ore abbondanti di tempo per fornire, comodamente, la propria versione dei fatti. Scrupolo di indagine o attenzione partigiana? Il pronunciamento dei dodici giurati sulla sorte di Wilson è atteso in questo mese. 

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