La grande muraglia del pianeta Terra contro le radiazioni ultraviolette? E’ dal 1987, cioè dall’entrata in vigore del protocollo di Montreal, che si lavora a ricolmarne la “breccia”. E, dopo ventisette anni, si raccolgono i primi risultati. Parola degli esperti del Palazzo di Vetro. “La ricostruzione dello strato di ozono che protegge il pianeta dalle radiazioni dannose del Sole è a un livello soddisfacente, grazie anche all’azione internazionale co-programmata dei gas distruggi ozono, in primis i cloro-fluoro carburi (Cfc)”, spiega un rapporto congiunto dell’Unep, il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, e dell’Omm, l’organizzazione meteorologica mondiale, diffuso il 10 settembre. Cloro-fluoro carburi, ma anche composti clorurati, bromurati e ossidi di azoto: le “orde” inquinanti di produzione umana che, a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, hanno sfondato la barriera sopra i due Poli.
Gli obiettivi all’orizzonte sono tutt’altro che chimere: entro il 2030, prevede il direttore esecutivo dell’Unep, Achim Steiner, si punta ad “incassare” due milioni di casi di cancro alla pelle in meno, e benefici per il sistema immunitario e la salute degli occhi (oltre che, più in generale, per la fauna del pianeta e l’agricoltura), per poi arrivare al 2050 ad un recupero dello strato quasi completo.
Il buco nell’ozono, però, non è l’unico fronte aperto per Steiner e i suoi colleghi in questa guerra mondiale dell’ambiente: l’altro nemico è l’alterazione dell’effetto serra, con il conseguente surriscaldamento del pianeta, anch’essa opera dei famigerati cloro-fluoro carburi in “compartecipazione” con combustibili fossili, metano e anidride carbonica. “Il lavoro fatto a livello internazionale sul problema dell’ozono è un risultato enorme”, ha osservato il segretario generale dell’Omm Jarrau, “e ora con lo stesso grado di impegno e di concertazione siamo attesi alla sfida contro il riscaldamento globale”. Come a dire: rifatto il limes, bisogna rifare il Palazzo d’Inverno e il Palazzo d’Estate.