La sinistra ha trasformato la società civile in un vero e proprio "apparato" ideologico che, forte dei suoi "enzimi", criminalizza, adultera, ghettizza il punto di vista di chi propone (non impone) una lettura differente. Pochi giorni fa, nel mirino della sinistra, è finita la senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni, rea di non conformarsi a una visione relativista e nichilista diffusa da anni in Occidente e in particolar modo in Europa e in Italia. In tempi non sospetti, due lungimiranti Papi, come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano esternato con preoccupazione il diffondersi di una “dittatura del relativismo”.
“La mia mamma mi diceva sempre: ricordati che qualsiasi aspirazione tu abbia, io volevo fare politica a 12 anni, tu devi ricordare sempre che hai l'opportunità di fare ciò che vuoi ma non devi mai dimenticare che la tua prima aspirazione deve essere quella di essere mamma a tua volta. Secondo me, questa è una cosa che anche noi donne della mia generazione, di 46-47 anni, dobbiamo ricordare alle nostre figlie, perché ahimè se no il rischio che si ingenera è che in nome di questa realizzazione professionale, che io auspico, non dobbiamo dimenticare però che esiste la necessità, la missione, la vogliamo chiamare così perché penso che sia una cosa bella, di mettere al mondo dei bambini che saranno i futuri cittadini. È necessario un approccio culturale diverso. Ora userò un termine terribile, diventerà trash: noi dobbiamo aiutare le istituzioni, il vaticano, le associazioni, in modo tale che la maternità possa diventare di nuovo cool. Dobbiamo far sì che le ragazze e i ragazzi di 18-20 anni vogliano sposarsi e vogliano mettere su famiglia”.
Le affermazioni della senatrice Mennuni, nella trasmissione “Coffee Break” su La7, scatenano le reazioni e polemiche dai partiti di opposizione, caratterizzati da una visione ideologica liberal-progressista. “Le frasi pronunciate oggi dalla senatrice Mennuni di Fratelli d'Italia sono pericolose e offensive. Pericolose perché Fratelli d'Italia vede la donna esattamente come 100 anni fa. E sta instillando una narrazione culturale che vuole riportare la donna indietro rispetto a tutte le conquiste fatte. Queste frasi manifestano non solo tanta arretratezza culturale ma anche e soprattutto cattiveria. La cattiveria nei confronti di tutte le donne che non possono avere figli e che, da queste parole, si sentono offese personalmente. Quella di Mennuni è una narrazione da regime". Lo dichiara via social la senatrice del M5S Barbara Floridia, presidente della commissione di vigilanza Rai.
"Non c'è libertà e rispetto per le donne nell'idea che la maternità sia il loro destino. Solo trita ideologia, a cui non si accompagna nessuna politica che sostenga i progetti di vita delle ragazze e le possibili scelte di maternità". Lo scrive su X la senatrice del Pd, Cecilia D'Elia.
“Le parole di Lavinia Mennuni sulla maternità mettono a nudo quale sia la vera concezione che Fdi ha delle donne nella società: non protagoniste del loro destino ma ridotte a una pura funzione biologica". Lo dice Raffaella Paita, senatrice e coordinatrice nazionale di Italia Viva.
Sul dibattito innescato da Lavinia Mennuni sulla maternità, interviene il Sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi, che difende la senatrice, affermando: “La Mennuni ha posto una questione semplice ma fondamentale. La maternità è la vita. È la condizione necessaria che determina tutto il resto. È una condizione posta dalla natura per garantire la sopravvivenza e la continuazione della specie. Vogliamo sovvertire le regole della natura? Vale la pena ricordare quanto affermava lo scrittore Paul Julius Mobius: La natura vuole, dalla donna, amore e dedizione materna. Lo scandalo, dunque, non sta nella conclamazione di un principio naturale, ma nel negarlo in nome di un relativismo culturale che, con violenza, nega persino il valore supremo della vita”.
Il processo di secolarizzazione dell’Occidente e dell’Italia, sta portando a irridere affermazioni sacrosante come quelle della senatrice Mennuni. Occorre unirsi contro un declino causato da falsi libertarismi e dall’irrisione della maternità. Vedo troppi politici distratti rispetto a questo tsunami sociale che vede inesorabilmente avanzare “l’inverno demografico”. Forse perché il problema li inchioda al loro tragico fallimento. Quali sono le cause della denatalità? Le classi politiche coltivando l’individualismo, e non sostenendo le famiglie e i giovani disposti a generare figli. Hanno seminato sterilità con ideologie falsamente libertarie e in realtà consumistiche (un vero cortocircuito ideologico). Si sono proposti esempi e falsi modelli di giovinezza irresponsabile, banalizzando e addirittura irridendo la maternità. Hanno reso i figli una fatica incomprensibile invece che una gioia indicibile. Quando arriva uno tsunami sociale non basta solo, per quanto doveroso, indicarne le responsabilità e cause. Occorre unire le forze e contrastarlo. Per questo propongo al Premier Meloni e alle forze di maggioranza di attivarsi per un grande festival sociale sulle politiche per la natalità, aperto a forze sociali e culturali.
I Governatori Zaia e Fedriga, l’ex assessore alla sanità e attuale consigliere regionale in Lombardia Gallera, il ministro dell’Istruzione Valditara hanno dimostrato in varie occasioni di omologarsi a posizioni ideologiche liberal-progressiste, lasciando disorientati gli elettori di centrodestra. La più grande emergenza sta proprio nella progressiva perdita dei valori della cultura tradizionale. Il centrodestra segua il coraggio della senatrice Mennuni, dimostrando con i fatti di ergersi in difesa dei valori tradizionali. La dittatura del relativismo, attraverso lobby potenti come quella Lgbt, sta introducendo nelle scuole di ogni ordine e grado (circa 400 in tutta Italia) attraverso regolamenti interni, la carriera alias. L’identità alias viene riconosciuta dall’istituto scolastico in assenza di una qualsivoglia verifica medica che attesti una diagnosi di disforia di genere. La Carriera Alias è una procedura illegale e soprattutto pericolosa per il benessere psico fisico dei ragazzi, che può rafforzare nell’adolescente l’idea di essere “nato nel corpo sbagliato” e spingerlo a cambiare nome o addirittura al “cambio di sesso”, anche con bombardamenti ormonali e interventi chirurgici. Chi si prenderà la responsabilità di rischiare di cagionare a minori danni psicofisici traumatici e in alcuni casi irreversibili? L’Alias è un provvedimento in aperto contrasto con le normative vigenti in campo amministrativo, civile e potenzialmente anche penale e viziato da incompetenza in quanto l’amministrazione scolastica non ha alcun potere di modificare il nome e l’identità sessuale di un individuo e potrebbe quindi commettere il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art. 479 c.p.) o avallare quello di sostituzione di persona (art. 494 c.p.). La carriera alias è inoltre anacronistica se pensiamo che i paesi pionieri nella transizione di genere, come Gran Bretagna, Australia, Svizzera, Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca, Olanda e buona parte degli stati degli Usa stanno facendo marcia indietro sulla transizione di genere, addirittura chiudendo le cliniche come il Tavistock Center di Londra al centro di un pesante scandalo.
Nell’interesse dei nostri bambini e adolescenti, il governo e la maggioranza di centrodestra si attivino al più presto per bloccare una volta per tutte la Carriera Alias e le derive gender nelle scuole.