C’è un solo nemico in questo momento nella testa di Barack Obama. Più pericoloso di al-Qaeda, più insidioso di al-Fatah. Più inquietante dei talebani. Un nemico contro il quale promette una guerra senza respiro, più o meno come fece Bush junior, tredici anni or sono, nello stesso giorno, 11 settembre, riferendosi a bin Laden. Perché, se è vero che, a differenza dello sceicco del terrore, non ha ancora portato la sua minaccia nel cuore dell’America, potrebbe arrivarci, oltreoceano, un giorno o l’altro. Se si rinuncia a contrastarlo con forza. “Oggi l’America è più sicura, ma c’è la promessa di distruzione dell’Isis, che è un’organizzazione terroristica vera e propria”. Il califfato islamico: il nuovo impero del male che la Casa Bianca si è assunta il mandato di estirpare. “Elimineremo la minaccia Isis dovunque si trovi”.
Tredici anni dopo l’11 settembre 2001 Obama può additare agli americani, in diretta tv, un Satana tutto suo e non ereditato dal passato, come i vari bin Laden e Gheddafi. Nelle sue parole, il presidente siriano Assad viene tratteggiato in modo vagamente simile a quello con cui George W. Bush dipingeva Saddam Hussein: “Non ci possiamo fidare di un regime, come quello siriano, che terrorizza il suo popolo”. Sembra aperta la strada a possibili “sconfinamenti” di raid aerei anti-Isis in terra di Siria. I raid aerei, certo: il presidente ci tiene a ribadire che “si continuerà con quelli”, a totale scanso di equivoci derivanti dall’annuncio dell’invio di altri quattrocentosettantacinque soldati in Iraq. Questi ultimi andranno semplicemente ad aggiungersi alla già nutrita pattuglia di consulenti militari sul campo e in nessun modo saranno destinati a missioni di combattimento, come assicura anche il Pentagono.
Quanto al modus operandi in una campagna che richiederà “uno sforzo continuo e senza sosta”, Obama, come da previsioni, ha detto di propugnare la formazione di una forte coalizione internazionale, ma in cui sia forte e chiara la leadership Usa, perché “solo l’America ha la capacità e la volontà di mobilitare il mondo contro i terroristi”. Più che a una fotocopia delle recenti guerre bushiane in Afghanistan e in Iraq (asse anglo-americano supportato dalla coalizione NATO) Obama fondamentalmente pensa al modello-Somalia di epoca clintoniana o tutt’al più alla prima guerra del Golfo (forza multinazionale sotto l’egida dell’Onu).