Virginia: brusca frenata su unioni gay

La decisione della Corte Suprema precede di ventiquattr’ore il via libera ai matrimoni omosessuali a Rchmond

Gianluca Vivacqua
22/08/2014
Dal Mondo
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Sei mesi dopo. Soltanto sei mesi dopo, in Virginia viene ribaltata la storica sentenza di San Valentino, quella che dichiarava incostituzionale il divieto ai matrimoni gay. Una sentenza che era stata ribadita alla fine di luglio e una settimana fa, il 14 agosto, quando la corte d’appello federale dello Stato inflisse quella che sembrava la sconfitta definitiva al ricorso presentato dagli oppositori. Peccato, però, che non fosse quell’organo ad avere l’ultima parola: qualsiasi sua decisione rimaneva sub (alio) iudice, cioè subordinata ad un’autorità giudiziaria superiore. E il 20 agosto, contrariamente alla maggior parte dei pronostici, la Corte Suprema si è conformata a quanto avevano già fatto alcuni tribunali locali della Virginia ed ha accolto il ricorso. Per coloro che, nella terra del rude (e macho) Virginiano, suolo natio di George Washington, hanno fatto una crociata della lotta alle nozze tra gay è stata una vittoria al fotofinish: questione di ore, infatti, e qualsiasi pronunciamento della Corte di Washington, positivo o negativo che fosse, sarebbe stato comunque bruciato sul tempo dall’entrata in applicazione della sentenza pro-omo, già prevista, appunto, per quella stessa data. Fine del sogno per gli omosessuali della Virginia? Quel che è certo è che ieri, a Richmond come nel resto dello Stato, negli uffici comunali ci sarà stata una frenetica corsa a depennare cerimonie civili già prenotate da settimane.    

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