Accordo Alitalia-Etihad: è cosa fatta

Roma: Del Torchio e Hogan siglano il matrimonio tra le due compagnie

Gianluca Vivacqua
09/08/2014
Attualità
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Esattamente otto giorni dopo l’annuncio ufficiale della fusione tra Fiat e Chrysler, un’altra grande azienda italiana realizza un importante apparentamento con una realtà estera.  E chiaro che l’Alitalia che convola a nozze con Etihad, compagnia di Abu Dhabi, è l’erede della storica azienda nata nel ’47: travolta quest’ultima dai debiti, dalle sue ceneri nel 2008 era nata la nuova Alitalia- Compagnia Aerea Italiana S.p.a. L’operazione che portò a costituirla fu fortemente voluta dal IV governo Berlusconi, entrato in carica da pochi mesi, che puntava molto sulla necessità di mantenere lo storico marchio in mani italiane, scongiurando la ventilata ipotesi di fusione con Air France. Ma alla storia (e alla crisi) non si sfugge, e così, a distanza di sei anni da allora, ecco che Alitalia festeggia un’unione che non era più possibile rimandare.
L’altra metà è Etihad, giovane e dinamica azienda di trasporti aerei che rappresenta gli Emirati Arabi nei cieli del mondo, nata nel 2003. L’ex (colosso) italiano ultrasessantenne impalma una bella undicenne mediorientale. Nomen omen: Etihad in arabo significa proprio “unione”. Un’unione poligama, naturalmente, nel pieno rispetto delle abitudini della più sana mentalità araba. Dal 2012 ad oggi, infatti, Etihad si è “accoppiata” con l’irlandese Aer Lingus (ne ha acquisito una quota del 2, 987%), poi con l’indiana Jet Airways (24%), quindi con la serba Jat Airways, poi rinominata Air Serbia: ne ha acquistato il 49%, esattamente come ha fatto con la sua ultima “sposa”, cioè appunto Alitalia.  
“Testimoni di nozze”, per così dire, gli ad delle due parti contraenti, Gabriele Del Torchio per Alitalia e James Hogan per Etihad. “Fidanzamento un po’ contrastato, ma siamo qui per iniziare un’allenza strategica” ha osservato Del Torchio, il “Marchionne con le ali”. “Avere Alitalia come partner è per noi fondamentale”, ha detto Hogan subito dopo la firma dell’accordo, L’asso nella manica? “Un piano triennale di rilancio per far tornare la compagnia alla redditività entro il 2017”.  “Vogliamo costruire un’Alitalia più forte” e “Immaginiamo un’azienda più sexy”. Allo stato, però, l’accordo è ancora subordinato all’approvazione delle autorità europee.

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