Una storia di ingiustizia e sfruttamento che si concluse tragicamente nella notte tra il 5 e il 6 novembre di tre anni fa. Ma la notizia si diffuse solo nei giorni successivi. Quella notte, a poche ore da una drammatica diretta facebook, pose fine alla sua vita terrena Adelina, sentendosi abbandonata da quello Stato in cui permise di smantellare un clan mafioso con le sue denunce e il suo coraggio.
Adelina era stata rapita a Durazzo, abbandonata da chi doveva proteggerla, stuprata da chi dovrebbe garantire legalità e diritti e poi portata in Italia. Riuscì a liberarsi, con le sue denunce fece arrestare oltre quaranta mafiosi e liberare dieci ragazze schiave. La più giovane aveva solo quattordici anni. Malata di cancro, fino all’ultimo ha lottato contro il racket della prostituzione ed è stata tenace e coraggiosa attivista abolizionista.
«Diventate la mia voce, date voce a quello che è successo a me perché tutte le Adeline possano avere quello che non ho avuto io, che queste cose non possano accadere più» gridò, malata e abbandonata dallo Stato e da tanti, Adelina in una diretta social poche ore prima del suicidio. Adelina non poteva tornare in Albania, dove avrebbe rischiato la vita, e si stava battendo per veder riconosciuta la cittadinanza italiana. Aveva rinunciato a quella albanese, era un apolide, ma l’apparato burocratico italico non solo non le diede mai la cittadinanza italiana ma tornò a darle quella albanese. Un gesto che avrebbe avuto due conseguenze: doveva tornare in Albania, di fatto l’avrebbero consegnata alla morte, e le fu tolta ogni possibilità di veder riconosciuto un sostegno economico. Adelina negli ultimi giorni di vita andò a Roma, cerco di farsi ascoltare. L’unica risposta dello Stato italiano fu un foglio di via dalla Capitale.
«Siamo profondamente addolorate per la scomparsa della nostra sorella Adelina, il vuoto che ha lasciato è grande ma non possiamo non raccogliere il suo grido e portarlo dappertutto» hanno scritto pochi giorni dopo la sua morte le attiviste di Resistenza Femminista. Quest’anno in occasione dell’8 marzo hanno lanciato sui social l’hashtag #saremolatuavoceadelina.
“L’amore e il veleno” è la canzone che ad Adelina ha dedicato l’artista Marzia Schenetti, autrice anche di un video in occasione dell’anniversario della morte l’anno scorso.