"Il Natale si chiami Festa d'Inverno". Bufera sull’idea dell'Università europea di Fiesole

Vannacci: "martellate alla nostra civiltà”. Francesca Caruso (Assessore alla Cultura in Lombardia): “Scelta assurda. Una mancanza di rispetto verso secoli di cultura”

Massimiliano Musolino
01/11/2023
Attualità
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Nel programma di approfondimento di attualità politica “Quarta Repubblica” in onda su Rete4 e condotto dal giornalista Nicola Porro, nel corso della puntata, gli ospiti si sono confrontati su varie tematiche. 

In merito alla decisione dell’istituto universitario europeo di Fiesole di chiamare il Natale, “Festa d’inverno”, il generale Roberto Vannacci (nonché autore del famoso libro “Il mondo al contrario” (che è divenuto un best seller, scalando su Amazon tutte le classifiche di vendita), ospite della trasmissione, ha affermato: “Ogni volta che noi rifiutiamo di chiamare il Natale e lo chiamiamo Festa d’inverno, ogni volta che rifiutiamo di chiamarci padre e madre, ogni volta che rifiutiamo il presepe, diamo martellate alla nostra civiltà, che è costruita con 3000 o 4000 anni di storia, con l’ipotesi di ridurla in polvere”.

A causa di un estremismo laicista, ci troviamo attualmente nell’epoca del post-cristianesimo. Anche la politica ha le sue responsabilità. Basti vedere come alcuni esponenti di centrodestra (Zaia, Gallera, sono solo alcuni esempi) che dovrebbero ergersi in difesa dei valori cristiani (distinguendosi così da una sinistra che liberal-progressista rimasta ancorata all’ateismo comunista) preferiscono avallare, e se del caso si trasformano in convinti sostenitori, di politiche iper-laiciste che mirano a mettere in discussione quei valori non negoziabili (difesa della vita dal concepimento fino alla sua morte naturale; difesa della famiglia naturale).

In Lombardia, poche settimane fa, Fratelli d’Italia, attraverso la presentazione di un testo, aveva tentato di opporsi all’introduzione della “carriera alias”, uno strumento che da pochi anni sta dilagando in molte scuole (in breve, lo strumento della “carriera alias” dà la possibilità agli studenti che non si identificano con il proprio sesso biologico di scegliere un nome diverso da quello registrato all’anagrafe. Così, ad esempio “Giovanni” potrà diventare, per esempio, “Paola” e viceversa. Il nome scelto, sarà usato nei documenti ad uso interno della scuola, come il libretto per le assenze e il registro elettronico. Gli istituti che introducono la carriera alias, solitamente, la prevedono anche per il personale scolastico. Ma essa non ha alcun valore dal punto di vista legale, anzi, è un vero e proprio abuso giuridico. Le scuole e le università che la introducono agiscono comunque in violazione dei principi del nostro ordinamento, che ovviamente non prevede la coesistenza di due identità e stabilisce, all’articolo 117 della Costituzione che l’anagrafe è materia di esclusiva competenza dello Stato, quindi fuori dai campi di intervento propri dell’autonomia scolastica). Le divisioni del centrodestra in Consiglio Regionale non ha permesso lo stop alla “carriera alias”. 

Alcuni esponenti di centrodestra pensano che dirsi liberali permetta l’approvazione di qualsiasi provvedimento. Considerato che la moda è quella di essere attenti ai “nuovi diritti” (che sarebbe meglio definire desideri o capricci. E nessun desiderio può automaticamente diventare un diritto da tutelare), un domani, un esponente politico liberale, potrebbe rivendicare l’esigenza che la pedofilia non venga più considerata un reato. Insomma, una pura follia, e per evitare che ciò possa accadere, sarebbe utile porre un freno al riconoscimento di “nuovi diritti” e di conseguenza, sdoganare modelli nocivi che rappresentano dei disvalori.

Il relativismo etico sempre più pervasivo, ha condotto alcuni Paesi a scelte legislative aberranti. Il Magistero della Chiesa ha posto fortemente l’accento sulla necessità di non perdere il riferimento ad alcuni valori fondamentali proposti dal Cristianesimo, ma nello stesso tempo comuni a ogni autentica cultura umanistica. Per fare un esempio nell’importante discorso di apertura del Convegno ecclesiale di Verona del 2006, Papa Benedetto XVI ha messo in guardia contro il «rischio di scelte politiche e legislative che contraddicano fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano».

Un esponente politico lungimirante come l’ex Presidente del Senato e attualmente senatore di Fratelli d’Italia, Marcello Pera, in occasione del Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione del 2005, tenne un intervento, dimostrando che un liberale deve essere fiero delle sue radici cristiane, ritenendo indispensabile il respingimento di quelle istanze iper-laiciste che tendono a cancellare l’identità Cristiana dell’Europa. Nel corso del suo intervento l’ex Presidente del Senato affermò: “L'Occidente oggi è in grave crisi morale perché è la cultura dominante attualmente in Occidente a mettere in pericolo l'Occidente stesso. Fino a quanto si può relegare la religione nel privato, isolarla dalla politica, confinarla nella gabbia della soggettività? L’elemento più preoccupante in questo momento per l'Occidente è il relativismo, la dottrina per la quale tutte le culture sono uguali, che non si possono comparare e non si possono porre su alcuna scala per giudicare se una è meglio dell'altra. I relativisti scherzano con il fuoco. C’è ancora chi crede che la democrazia sia la faccia istituzionale del relativismo morale. Questo è un errore pericoloso. Una democrazia relativista è vuota, ci fa perdere identità collettiva e ci priva di qualunque senso obiettivo del bene. L'Europa è il simbolo di questa crisi. In Europa si evitano di menzionare nella Costituzione le radici giudaico-cristiane, si condanna un politico come Rocco Buttiglione, anche se si dichiara rispettoso della legge pubblica, perché sull'omosessualità afferma i suoi convincimenti morali cristiani. In Europa si perde il senso religioso dei nostri costumi e della nostra tradizione e si impedisce l'esibizione pubblica di simboli di identità religiosa: mi riferisco alla legge francese sul velo e alla sentenza della nostra Corte costituzionale sul crocifisso. In Europa rinasce l'antisemitismo e sono più le critiche allo Stato di Israele che gli atteggiamenti di comprensione; in Europa si approvano leggi che disgregano la famiglia e si mettono con arroganza e protervia al voto popolare i valori della persona e della vita (la legge spagnola sulle coppie omosessuali e il referendum italiano sulla fecondazione assistita). In Europa si diffonde l'idea relativistica che tutte le culture hanno la stessa dignità etica; si pratica il multiculturalismo come diritto di tutte le comunità, e non importa se genera apartheid, risentimenti e terroristi di seconda generazione. In Europa si alzano le bandiere arcobaleno anche quando si è massacrati e si ritirano le truppe dal fronte della guerra contro il terrorismo anche quando il terrorismo fa vittime in casa nostra. In Europa la popolazione diminuisce, si apre la porta all'immigrazione incontrollata e si diventa meticci. Occorre un’alleanza seria e salda fra laici e credenti per riaffermare e salvare la nostra identità occidentale, democratica e liberale perché contro di noi è stata dichiarata una guerra santa. Dobbiamo difendere l'Occidente, perché le nostre libertà e democrazia non sono questioni locali, ma riguardano l'essenza della natura umana. Dobbiamo accettare la sfida e fare la nostra parte”.

In occasione delle suppletive di Monza del 22 ottobre al Senato è stato eletto l’esponente di centrodestra Adriano Galliani, con la sconfitta dell’esponente radicale Marco Cappato (appoggiato dal vasto schieramento di centrosinistra: Pd; M5S; Azione di Calenda, +Europa; Sinistra Italiana, Verdi; Radicali; Socialisti e Volt). Il 22 ottobre gli elettori del collegio senatoriale di Monza hanno lanciato un chiaro segnale. La deriva iper-laicista non piace agli elettori. 

È inutile continuare a perseguire politiche che strizzano l’occhio a quel mondo liberal-progressista e radical-chic. Benedetto XVI evidenziò i rischi di “una mentalità egoistica e individualista espressa anche da un capitalismo finanziario sregolato”. La mentalità egoistica e individualista sono alla base della corrente modernista che vuol imporre una dittatura relativista in cui i propri desideri molte volte effimeri, devono essere riconosciuti e tutelati. Per la corrente modernista, coloro che intendono opporsi ai “i nuovi diritti” (desideri) sono considerati retrogradi e bigotti. L’aborto, l’eutanasia, i matrimoni egualitari, la maternità surrogata, la carriera alias, sono alcune delle istanze principali della corrente modernista. Se i liberal-progressisti hanno sposato il pensiero della corrente modernista che ha creato una società “liquida”, è necessario che ci siano esponenti politici di centrodestra che rifiutino di omologarsi a politiche che vanno nella direzione di cancellare l’identità e i valori di un Popolo. Il centrodestra viene apprezzato quando fa il centrodestra. Quando difende le radici Cristiane; quando difende le tradizioni e l’identità. In Lombardia il centrodestra deve scegliere “il modello Caruso”, un baluardo alla deriva relativista e al politicamente corretto. La decisione dell’Università europea di Fiesole di rinominare la festa di Natale è stata commentata anche dall’esponente di Fratelli d’Italia, nonché Assessore Regionale alla Cultura Francesca Caruso. Nella sua dichiarazione l’Assessore alla Cultura, Caruso senza alcuna esitazione e ambiguità si è schierata contro la decisione dell’Università europea di Fiesole di rinominare il Natale in festa d’inverno: “Sgomberiamo il campo da equivoci: il Natale in Lombardia resterà sempre Natale. Ci risiamo, in prossimità delle festività natalizie si ripresentano i testimonial di un azzardato politicamente corretto. Voglio esprimere il mio disappunto per la decisione dell’Università europea di Fiesole di rinominare la festa di Natale per una direzione più inclusiva. Ritengo che vadano rispettate le nostre tradizioni perché senza di esse perderemmo la nostra identità. Il voler mascherare le festività natalizie con questa assurda scelta trovo che sia una mancanza di rispetto verso secoli di cultura”.

Di fronte i numerosi casi italiani, in cui l’esposizione del Crocifisso nei luoghi pubblici è ritenuto un problema e bisogna rimuoverlo in nome della religione laicista, quando allestire un presepe o cantare una canzone natalizia nelle scuole diventa un problema per non offendere la cultura altrui, è necessario che una classe politica all’altezza scenda in campo pe combattere la secolarizzazione della società e dell’ateismo, specie tra i giovani. La scrittrice Oriana Fallaci, nella sua opera “La rabbia e l’orgoglio”, stigmatizzò il comportamento di un laicismo radicale che sta portando all’oblio delle radici cristiane in Europa: Quali sono infatti, i valori effettivamente vissuti dall’Europa? Che cosa è rimasto della sua identità cristiana? Un Cristianesimo effettivamente vissuto, capace ancora di permeare la civiltà europea, non dovrebbe avere nulla da temere dall’Islam. È su questo punto che dobbiamo interrogarci per arrivare ad un serio mea culpa: la conquista non dipende dalla loro forza, ma dalla nostra debolezza. E non dalla debolezza delle tecnologie e della forza militare, terreni sui quali siamo soverchianti, ma dalla debolezza spirituale: o l’Europa riuscirà ad attingere alla sua radice spirituale profonda, uscendo dalla notte oscura che la attanaglia, oppure si ridurrà a difendere con le armi la propria democrazia ridotta ad un insieme di procedure: importanti, sì, perché garantiscono una certa libertà; ma alla lunga impotenti, di fronte alla forza di popoli che hanno una fede”. Allora, la ragione in nome della quale la Fallaci chiama a reagire, si rivela fragile e vuota, se priva della fede.

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