“Indiana Jones” in canoa ritrovano tesoro del diavolo

Tigliole d’Asti - Una traversata in canoa tra amici frutta sei chili d’argento

Gianluca Vivacqua
28/07/2014
Attualità
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Se scegliessero di fare archeologia con indirizzo “avventura” i due ragazzi protagonisti di questa storia potrebbero già vantare un buon precedente in curriculum. E non perché si abbia a che fare con reperti particolarmente antichi, ma perché i nostri due eroi, nel fare un ritrovamento così inaspettato e prezioso, hanno avuto quella fortuna che ogni archeologo o cercatore di tesori invidierebbe. Marco Magrini e Andrea Nosenzo, due amici freschi di diploma della città di Alfieri, avevano ricevuto dalle rispettive famiglie, come premio per il traguardo raggiunto, il permesso di coprire in canoa, la loro passione condivisa, la distanza che intercorre tra Asti e Venezia attraverso più corsi fluviali. Il percorso, emozionante dal punto di vista naturalistico, comprendeva la navigazione dei fiumi Triversa, Tanaro e Po, per poi immettersi nella Laguna.   

Dice la storia che a Cristoforo Colombo occorsero 69 giorni per scoprire l’America, quella che per lui continuò sempre ad essere il meraviglioso Catai traboccante d’oro. Ai  nostri baldi due una ricchezza non pronosticata, in argento e non in oro, si è presentata invece quando non era calata ancora la notte del secondo giorno di navigazione. Un sacco misterioso sotto un ponte, tratto “sospeso” della via che unisce Tignole d’Asti a Baldicheri.
Bicchieri, tazze, piatti, vassoi. Sei chili d’argento, roba da mandare in solluchero tutta Telemarket e Canale 121! Frutto di una normale rapina? Può anche darsi, ma sarebbe troppo poco romantico, troppo poco avventuroso. La verità potrebbe, dovrebbe essere un’altra.
La “collezione” si lega ad una setta religiosa segreta che operava nell’Astigiano negli anni ’80. Per avere un’idea di che persona fosse chi la dirigeva, si può volgere il pensiero a un personaggio del kolossal “I dieci comandamenti”, Datan (Edward G. Robinson). Ebreo reietto, venduto agli Egiziani, al momento della Liberazione fu espulso dal faraone e costretto ad aggregarsi al suo popolo. Venne il momento in cui Mosè dovette ascendere al Sinai per ricevere la Legge dall’Altissimo: fu un periodo di lunga, snervante attesa per tutti gli ex-schiavi che lo avevano seguito. Di esso approfittò Datan per tentare di indurre gli Ebrei a tradire Mosè e a tornare in Egitto, così che lui sarebbe tornato ai suoi privilegi, e tutti gli altri in catene. Per guadagnarsi la benevolenza del faraone, diceva Datan, era necessario fossero preceduti alla sua vista da un idolo d’oro: per questo motivo si decise di fare una fusione a grandezza naturale di una statuetta d’oro massiccio che raffigurava un vitello, e per far questo Datan si mise a raccogliere entro capaci paioli i monili, le collane e gli altri ornamenti gialli che le donne volontariamente offrivano alla causa.
Orbene, la “santona”, così si chiamava l’oscuro capo di quell’esoterica elite, si comportava più o meno come Datan: chiedeva ai suoi adepti di liberarsi di tutte le loro ricchezze (in argento, in questo caso) per alleggerire la loro anima e, sicuramente, appesantire le casseforti della setta. Venne arrestata nel 1988, con varie accuse, tra cui estorsione, ma non tutti i tesori del “capitale sociale” furono immediatamente recuperati. Questo di cui parliamo può essere uno di quelli.
Magrini e Nosenzo, da bravi giovani cittadini, hanno consegnato tutti gli oggetti ai carabinieri. Ora si attenderà un po’ che qualche legittimo proprietario venga a reclamare qualcosa, altrimenti tutto il bottino verrà aggiudicato ai due gagliardi scopritori. Ma si può accettare un “tesoro maledetto”, staranno certamente riflettendo dall’aldilà Carnarvon e Carter, magari anche mangiandosi un po’ le mani?

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