SOLDATO (G. UNGARETTI)
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie.
(1918)
Nell'almanacco di oggi abbiamo parlato di Cadorna, generale di ferro responsabile di moltissime morti sul campo di battaglia a causa della sua strategia di attacco frontale.
La Grande Guerra, così venne chiamata la Prima Guerra Mondiale. E fu grande veramente, soprattutto considerando il fatto che all'epoca non si sapeva che sarebbero bastati 25 anni perché l'incubo si ripetesse. Sono stati stimati 37 milioni di morti tra militari e civili.
Oltre le varie documentazioni ufficiali, sterili calcoli e relazioni tecniche, ci sono state vari illustri racconti, che rendono il conflitto meno lontano, più umano e attuale. Nel clima di paura e disperazione che la guerra trascina dietro di sé qualcuno ha riscaldato l'inchiostro, e dalla sua penna ha lasciato indelebili testimonianze.
All'ombra di un pino del bosco di Coutron, Francia, Giuseppe Ungaretti sputa questi pochi versi mentre è in attesa della prossima battaglia.
E' il titolo della poesia che stringe il cerchio sulla categoria dei soldati; altrimenti si potrebbe interpretare come una descrizione della condizione umana: chiunque è come una foglia di autunno, in attesa della morte.
Eppure è proprio il titolo, Soldati, che ne calca la tragicità. La prima guerra mondiale è stata una guerra d'attesa, di trincea, logorante e immobile. Le avanzate erano lentissime, e le battaglie imprevedibili.
"Si sta come". Quale perfetto modo di esprimere l'immobilismo. Sono quasi gridate le prime due parole. L'impersonale è più efficace della terza persona, perché è totale: costringe addirittura il lettore a fermarsi, e a provare la battuta d'arresto che provano i soldati accovacciati in trincea, scomodi, coi vestiti bagnati, in mezzo al fango. L'enjambements tra come-d'autunno da un senso di instabilità: il lettore, stupito dalla prima battuta d'arresto sul "si sta", si affaccia al verso successivo quasi cadendoci sopra, con una sensazione di estrema fragilità.
"D'autunno". L'autunno è il principio dell'inverno. Quando arriva l'autunno la natura scolorisce e abbandona il rigoglio, la vita appassisce in vista delle nevi e del freddo. E così la vita del soldato: ancora non si è morti, ma si è in attesa perpetua. La guerra non si vede all'orizzonte, ma sta arrivando.
"Sugli alberi le foglie". Le foglie in bilico sugli alberi d'autunno, ormai drenate di linfa vitale, tenute ad un filo. In attesa del primo colpo di vento che le farà cadere.
Il soggetto della frase è posto alla fine, così come i soldati sono gli ultimi della catena bellica: carne da macello, numerosi come le foglie sugli alberi: se ne cade (muore) una non è un problema, perché l'albero (l'esercito) continua a vivere.
La lirica è quasi una sentenza, un aforisma terribile. Non ci sono mezzi termini, questo è il destino del soldato. La poesia esprime una condizione fragile, ma il "si sta" è categorico.
E' questo il motivo per cui questi pochi versi sono considerati un capolavoro dell'ermetismo e della poesia tutta. Ci vuole uno spirito sensibilissimo da poeta illuminato per racchiudere in nove parole la condizione umana, che filosofi e poeti dall'inizio dei tempi cercano di descrivere.
Ungaretti fu uno dei fortunati che sopravvissero alla Grande Guerra. Ciò che vide in trincea, però, non lo lasciò mai.
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