Gli stupri di gruppo di Palermo e Caivano hanno sconvolto l’Italia intera che sta cercando di interrogarsi sull’emergenza delle violenze contro le donne nel Paese. Tra i temi più dibattuti la violenza, e l’esposizione ad un età sempre più bassa, dei giovanissimi alla pornografia e ad ogni altro contenuto sessualmente esplicito. O sessualizzato.
Scene che ho visto «solo nei video porno» le parole di uno dei ragazzi coinvolti nello stupro di gruppo di Palermo, pubblicate da varie testate giornalistiche nazionali. E cosa si vede in quei video, la loro diffusione e la quotidiana disponibilità online è stata documentata in questi giorni da Resistenza Femminista, associazione che da sempre si batte contro prostituzione e pornografia. Una posizione, che la distingue da altri movimenti, che affonda le radici nello storico movimento femminista abolizionista.
«“Eravamo cento cani sopra una gatta, una cosa così l’avevo vista solo nei video porno”, questo un altro messaggio che uno degli stupratori ha inviato a un amico. Avevano premeditato tutto, esattamente come nei film porno – sottolineano le attiviste sul sito web dell’associazione - la donna è la preda e il gruppo la caccia. Nel famoso portale di Pornhub ci sono numerosissimi video dove la donna viene stuprata da un gruppo di uomini, sono i cosiddetti video chiamati “gangbang”. Lo stesso sms dello stupratore potrebbe essere scambiato per un titolo qualsiasi di uno di questi filmati».
« Da anni le femministe radicali sostengono che il porno sia la teoria e lo stupro la pratica. Gail Dines, professoressa di sociologia e studi sulle donne presso il Wheelock College a Boston, fondatrice e presidente dell’associazione Culture Reframed, da diversi anni, svolge ricerche sulla pornografia e l’industria del sesso ed è stata definita dal quotidiano The Guardian “principale attivista femminista anti-pornografia al mondo”. “La pornografia – afferma la sociologa- è anzitutto, la legittimazione culturale della compravendita delle donne. Le donne vengono pagate per fare sesso, come accade con la prostituzione, l’unica differenza è che si può continuare a vendere, a vendere e a vendere ancora, anche dopo la morte della prostituita, si possono continuare a venderne le immagini, per cui non esiste alcuna limitazione fisica alle donne nel porno”» prosegue Resistenza Femminista. Che sottolinea quanto la pornografia è una « industria che fattura miliardi produce video accessibili a tutti con un click. I pornografi hanno “divorato” il web e sono i maggiori esperti in tecnologia. Il porno è arrivato a occupare un terzo del mondo di Internet tra download e ricerche su Google, i siti porno raccolgono più visitatori ogni mese rispetto a Amazon, Netflix e Twitter messi insieme. “Perciò -sostiene la sociologa- non esiste nessuna piccola industria, bensì esiste un’enorme industria multimiliardaria, un vero e proprio business”».
«L’avevo vista solo nei video porno» ha scritto uno dei ragazzi di Palermo. E di questi contenuti ogni giorno se ne vedono e ne vengono caricati innumerevoli. Esistono intere categorie di questi contenuti sul portale web di PornHub e su altri siti. Lo screenshot pubblicato da Resistenza Femminista documenta queste violente pubblicazioni.
