Grazie alle sue "Confessioni", di Sant'Agostino sappiamo molto. E' stato Dottore e Vescovo della chiesa, ponte tra Africa e Europa, uno dei più sapienti teologi, mistici e filosofi della storia cattolica.
Si potrebbe dividere la sua vita in due grandi capitoli. Il primo capitolo inizia con la sua nascita a Tagaste in Numidia, il 13 Novembre 354. Sua madre e suo padre lo crebbero con amore; sua madre era Santa Monica, che cercò di indirizzare Agostino e i suoi fratelli alla fede cattolica. Nonostante ciò, il futuro Vescovo fu un ragazzo ribelle e disobbediente, che rigettò a lungo la fede di sua madre (Clicca qui per conoscere la storia del rapporto tra Santa Monica e Sant'Agostino).
Durante gli studi a Cartagine, visse una vita dissoluta tra donne e piaceri, che in parte si placò quando, poco più che diciottenne, ebbe una relazione (durata 14 anni) con una donna di rango più basso, con cui ebbe un figlio, Adeodato. La madre Monica soffrì grandemente non solo per la dissolutezza di Agostino, ma anche per le sue credenze: il giovane iniziò ad approcciarsi alla filosofia, ma il suo pensiero arido e razionalista rigettava la fede della madre. Sembrava che il giovane traesse piacere nella ribellione contro la Santa, scegliendo una vita e una dottrina che lei aberrava.
Agostino iniziò ad interessarsi alle filosofie in voga tra politici e filosofi; una di queste fu quella manichea, sponsorizzata da Cicerone. Secondo la dottrina, nell'essere umano albergano bene e male, e il comportamento manifesto altro non è che la prevaricazione di uno dei due nell'animo umano. In questo modo Agostino s'ingannò, giustificando così i suoi comportamenti e razionalizzando il senso di colpa che provava nei riguardi della madre che, dal canto suo, pregava per la sua conversione.
Tanto fu preso dalla dottrina che Agostino fu il fondatore di una scuola manichea a Cartagine, ed ebbe come studenti ragazzi che, come lui, cercavano di giustificare con la filosofia le loro condotte poco disciplinate. La convinzione di Agostino iniziò a scricchiolare; la religione che aveva scelto non rispondeva alla sua sete di verità.
Nel frattempo Monica lo ripudiò da casa sua: troppe le preoccupazioni e gli scontri con il primogenito. Lo riaccolse in casa solo dopo un sogno premonitore, che le fece sperare nel cambiamento del figlio.
Pensando che il problema del suo disagio fosse l'ambiente poco stimolante, Agostino partì per Roma. Monica si spese tantissimo per cercare di far rinsavire il figlio, e non riuscendoci decise di partire con lui. A Cartagine il figlio riuscì a seminarla.
Arrivato a Roma, aprì una nuova scuola Manichea, che lo rese ancora più infelice: i ragazzi seguivano le sue lezioni, per poi sparire quando era il momento di pagare la retta. Inoltre, a Roma poté osservare la vera condotta manichea: finalmente gli fu chiaro il comportamento dissoluto e ipocrita in cui la dottrina indulgeva. Riuscì ad ottenere una cattedra di retorica a Milano e, dopo una malattia che lo portò in fin di vita, partì.
Solo e senza una guida, a Milano Agostino si accostò timidamente alla Cattedrale, dove Sant'Ambrogio predicava. Le sue parole piano piano catturarono il cuore del filosofo; ma furono i numerosi colloqui con il precettore del Santo, San Sempliciano, a segnarne la conversione.
Iniziò quindi un timido riavvicinamento tra Agostino e Monica, che riuscì a procurargli un colloquio con Sant'Ambrogio.
Pare che il Santo gli abbia parlato della vita casta dei monaci e di Sant'Antonio Abate con parole che toccano il cuore, e gli abbia donato il libro delle lettere di San Paolo. Tornato a casa, Agostino si ritirò nel giardino, e si consumò in un pianto isterico e singhiozzato. Il Santo racconta che, mentre piangeva, sentì una voce dirgli "Tolle, lege, tolle, lege",ovvero “apri e leggi”. Così fece: aprì a caso le Lettere di San Paolo e lesse "Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri” (Rom. 13, 13-14).
Agostino lasciò tutto: scuola, donna, piaceri. Abbracciò la castità perfetta: allontanò la donna con cui viveva e tenne con se suo figlio, che riuscì a convertire. Nella quaresima del 386, venne battezzato insieme al figlio e al fratello da Sant'Ambrogio.
Andò ad Ostia con la madre, in attesa di una nave che li portasse in Africa: sant'Agostino era deciso a fondare la prima comunità di monaci del continente. Passarono insieme teneri giorni, guardando il mare e colmandosi di piccoli momenti d'estasi; capendo che la vita non è passato e futuro, ma solo un eterno presente, dono dell' Immenso. Monica, venuta a patti con i suoi doveri terreni, morì poco prima della partenza.
Agostino studiò la vita monastica e quella dei Santi, e quando arrivò a Tagaste si spogliò di tutti i suoi averi e fondò una piccola comunità di monaci. Il Santo era uno studioso e sentiva di aver ancora tanto da imparare; ma a Tagaste non trovò la serenità che cercava poiché la comunità da lui fondata era aperta costantemente al viavai dei concittadini, che chiedevano aiuti, consigli, istruzione. Si spostò quindi ad Ippona.
Bisogna considerare che Sant'Agostino non desiderava essere prete, e non lo fu finché Valerio, il vescovo di Ippona, non espresse durante la messa la necessità di un "assistente" sacerdote. La gente a messa gridò unanime "Agostino sacerdote!" e così fu che, nonostante i suoi tentativi di rifiuto, Sant'Agostino divenne prima presbitero e dopo vescovo di Ippona.
L'attività sacerdotale però non interferì con la fertilissima opera di ricerca e di analisi filosofica del Santo. Non abbandonò la guida spirituale dei suoi monasteri, tant'è che scrisse anche una Regola, adottata nel IX secolo dalla Comunità dei Canonici Regolari i cui seguaci sono detti Agostiniani.
La patristica di Sant'Agostino non prevede una contrapposizione tra fede e ragione, anzi: secondo il filosofo Santo, Dio può essere esperito attraverso il ragionamento e l'esperienza, proprio come un precetto scientifico. La conversione, per essere autentica, deve essere studiata e ragionata, e comporsi di tutte le materie dell'intelletto, poiché Dio stesso (essere, amore e verità) illumina la mente dell'uomo con le idee e le intuizioni.
Si scagliò fortemente anche contro il pelagianismo, il donatismo e la dottrina manichea, che capì essere degli inganni, giustificazioni al male dell'uomo. Smontò con il ragionamento tutti i punti di queste teorie, unificando con le sue opere mastodontiche ("Le Confessioni" e "La Città di Dio") la dottrina cattolica sotto un'unico vessillo.
Morì il 28 Agosto 430, a 76 anni. Fu colto dalle febbri mentre Ippona veniva assediata dai Vandali.
Il suo corpo fu trafugato dagli invasori e portato a Cagliari, insieme alle reliquie di altri Santi africani.
Sant'Agostino, il primo uomo a definirsi "servo dei servi di Dio", così si rivolge al Signore: "Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo…. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace”.
PREGHIERA: O grande luminare della Chiesa, glorioso Sant'Agostino, per quella fervorosa riconoscenza onde, appena convertito, vi deste a studiare la divina legge ed a eccitare l'amore cogli ammirabili « Trattati dell'anima », per quell'ardentissimo zelo Vi applicaste a confutare e a convertire ogni sorta d'eretici, ponendoci sotto la Vostra santa protezione otteneteci grazia per una completa costanza delle pratiche della fede e di essere sempre degni e riconoscenti a tutti i lavori del Cielo, procurando con ogni forza la conversione dei cattivi ed il miglioramento dei buoni, riparando a quel vivere poco conforme ai precetti della Santa Madre Chiesa, per la salute delle anime e delle nostre, nel nome e gloria di nostro Signore Gesù Cristo. Così sia.