Poesia del Giorno: "Benvenuto e Addio" di J. W. Goethe

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Valentina Fornaro
28/08/2023
Arte e Cultura
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BENVENUTO E ADDIO (J. W. GOETHE)

 Il cuore batteva, presto a cavallo! 
E l’azione quasi precedette il pensiero; 
La sera già cullava la terra, 
e dai monti pendeva la luna. 
Già stava la quercia vestita di nebbia, 
Come un gigante turrito, là,
 dove l’oscurità dietro i cespugli 
 guardava con cento occhi neri. 
La luna dal suo cumulo di nuvole
splendeva mestamente tra le brume; 
ali furtive agitavano i venti 
sibilando sinistri alle mie orecchie;
la notte generava mostri infiniti,
ma infinito e gaio era il mio coraggio; 
nelle vene un fuoco divorante, 
e che ardore m'infiammava il cuore! 

Ti vidi, e leggera gioia 
Scorse dal tuo dolce sguardo su di me; 
 tuo fu tutto il cuore mio 
ed ogni respiro per te.
Una rosea aria di primavera 
 Circondava il tuo amabile viso, 
e quell’affetto per me – Oh Dei! 
Che sì speravo, ma non mi meritavo! 

Ma poi, con il sole del mattino, 
l’addio già mi stringe il cuore, 
Quale delizia nei tuoi baci, 
ma che dolore nei tuoi occhi!
Io andai, tu rimanesti là, guardando a terra, 
e poi mi seguisti con lo sguardo umido, 
eppure che benedizione l’essere amati! 
 Ed amare, Oh Dei, che fortuna !

(Primavera 1771)

J.W.Goethe ha vissuto in un periodo straordinario: gli ultimi schioppi di un arido Illuminismo lasciavano il posto al Romanticismo e al ritorno al classico, e in Germania lo Strum und Drung iniziava a prender piede. Il concetto dell'amore così come lo conosciamo, quello delle canzoni che tutt'ora passano alla radio, non esisterebbe senza quel periodo storico, e senza Goethe, che se ne fece portatore. Dedicò la sua vita all'inafferrabile sensazione di sentirsi desiderato e amato, ebbe diversi amori e diverse delusioni, ma non smise mai di onorare il suo primo amore: la poesia e la letteratura.

Questi versi sono l'istantanea di una notte: il cuore che batte come se cavalcasse; la notte quieta che nasconde l'incontro. Il buio "genera mostri infiniti" ma rende anche audaci, tant'è che "l'azione precedette il pensiero" e "gaio era il [mio] coraggio". La paura del rifiuto si dissipa quando "leggera gioia scorsi nel tuo sguardo", e lascia il posto all'anticipazione di un amore " Che sì speravo, ma non mi meritavo!". Solo la luce del mattino distrae dall'idillio, riporta alla realtà dopo il sogno della notte. Con "sguardo umido" si salutano i due amanti, e per quanto doloroso, il loro addio è dolce amaro: "che benedizione l'essere amati!"

Una immagine, questa, tanto moderna quanto eterna: chiunque legga Benvenuto e Addio può dire di aver provato le stesse emozioni almeno una volta.

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