Oggi si venera San Pio X

Di umili origini, riformò la chiesa grazie alla sua tenacia e integrità

Valentina Fornaro
21/08/2023
Arte e Cultura
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San Giuseppe Sarto, diventato poi Papa Pio X, è stato il primo Pontefice di umili origini del XX secolo. Diventò capo della Chiesa grazie alla sua bontà e la sua tenacia, che lo resero un ottimo leader. Il suo percorso fu interamente pastorale: partì come semplice cappellano, poi sacerdote, poi vescovo, cardinale e infine Papa. Attuò tantissime riforme nel Clero, molte delle quali attive ancora oggi.

Giuseppe Sarto nacque a Riese, in provincia di Treviso (all'epoca parte dell'impero austro-ungarico). Secondo di dieci fratelli, la sua famiglia povera viveva dignitosamente, grazie ai genitori che lavoravano entrambi. Il padre aveva un umile lavoro al comune, mentre la madre era (in fede al cognome) sarta. 

Si racconta che Giuseppe avesse 9 anni quando, solenne in volto, si recò dalla madre e le confessò il suo desiderio di farsi sacerdote. La donna si commosse davanti al figlio e accolse la notizia con gioia. Lo studio in seminario era costoso per una famiglia modesta, ma lei pensò che se la volontà di Dio fosse stata quella di fare sacerdote suo figlio, una via si sarebbe palesata.

La madre era così determinata nell'intento che, quando il padre di Giuseppe morì, il comune di Riese offrì il suo lavoro al giovane Giuseppe. Il ragazzo pensò di dover accettare per potersi prendere cura della famiglia, ma la madre si oppose fortemente: avrebbe cucito giorno e notte, ma la priorità per Giuseppe era prendere i voti.

D'indole gentile e accomodante, il giovane Sarto fu sempre tenace: fu educato al sacerdozio dal parroco del paese, mentre continuava gli studi per il diploma. Studiava a Castelfranco, dove si recava ogni giorno a piedi. Nonostante i sacrifici e le fatiche, il giovane Bepi (così lo chiamava la madre) era uno studente eccezionale, il migliore della classe. La sua dedizione fu notata dall'allora Patriarca di Venezia, che gli offrì una borsa di studio per frequentare il seminario di Parma. Dio aveva palesato la strada.

Fu fatto sacerdote nel 1858 a 23 anni, e inviato prima a Tombolo nel ruolo di cappellano e dopo a Salzano come sacerdote. Così passarono diciannove anni, nei quali Giuseppe Sarto si dedicò anima e corpo all'attività pastorale. Aveva la capacità di radunare le folle e non si risparmiò per risolvere i problemi di chi si recava da lui in cerca di aiuto. Essendo cresciuto in povertà, capiva i problemi della gente comune e aveva un senso pratico che gli permetteva di dare giusti consigli.

Nel 1875, fu ancora una volta notato dal Vescovo di Venezia, che lo nominò Cancelliere della Curia Vescovile e Direttore spirituale del Seminario. Non si risparmiò nemmeno nei compiti burocratici: lavorava di mattina al vescovado e di pomeriggio al seminario, mentre di notte si portava a casa documenti da ricopiare. La sua fede era guidata dalla tradizione cattolica più classica e intransigente, che ricalcava quella necessità di equilibrio tra preghiera e azione già manifestata in Sant'Alfonso Maria de Liguori, a cui Giuseppe era devoto.

Era buono con tutti, un leader nato, perciò Papa Leone XIII lo nominò vescovo di Mantova, all'epoca dilaniata da dissensi e disaccordi. Com'era sua abitudine, appena arrivato nella città Sarto si mise a lavoro senza sosta. Visitò tutte le parrocchie della città, e sedette in confessionale per sentire i desideri e i bisogni dei fedeli. A seguito di questa sua indagine incorraggiò la fondazione di cooperative operaie, riformò il catechismo e il seminario, e partecipò alla vita pratica della diocesi. In poco tempo la vita cristiana della città mutò, e venne ritrovata la pace.

Dieci anni dopo, sempre Leone XIII lo elegge Patriarca di Venezia. Era Giugno 1893, ma Giuseppe Sarto venne nominato ufficialmente monsignore a Novembre, a causa di dei contrasti con i nuovi sovrani italiani, i Savoia, che rivendicavano il diritto di scelta. Nonostante sapesse di essere in una posizione instabile, Sarto ebbe un atteggiamento conciliante, e i sovrani lo accettarono nel suo incarico. Il suo obiettivo primario fu sempre portare pace; e capì ben presto che, per arrivare all'obiettivo, c'era bisogno della risoluzione delle antipatie tra Stato e Chiesa. Invitò così i cattolici veneziani ad allarsi con i liberali moderati per far cadere il governo massonico insediato, che aveva proibito il catechismo e fatto togliere i crocifissi dagli ospedali. La sua intransigenza ripudiava il liberismo, ma il suo senso pratico sapeva che questa alleanza era l'unica soluzione: così, nel tempo, rifondò l'Azione Cattolica, ricostituì una stampa clericale, fondò delle Associazioni Religiose e ospitò nella diocesi la Classe Operaia e le sue riunioni. Inserì anche i canti nella messa, in onore di Sant'Alfonso, rendendo la celebrazione meno noiosa e più fruibile

Il suo impegno e il suo successo gli valsero l'elezione a Papa, per voto quasi unanime. Pare che nella sala del Conclave Giuseppe Sarto implorò di non essere eletto. Si racconta che, quando partì da Venezia, un'enorme folla si radunò alla stazione per salutarlo. Lui, commosso, disse ai suoi "vivo o morto, tornerò!". Quella era la gente che Sarto chiamava Famiglia, che lo aveva accolto dopo la morte della madre. 

Ma c'era bisogno di un leader forte che privileggiasse l'impegno liturgico, e che non si arroccasse su questioni politiche come fecero i predecessori. Giuseppe Sarto, che prese poi il nome di Pio X, era l'uomo per questo compito, e non potè esimersi dalla croce che Dio gli porgeva. 

Si concentrò nel riportare la chiesa al suo tradizionalismo, condannando il liberismo e il socialismo, lo scientismo e il modernismo. Si oppose strenuamente alla divisione tra Stato e Chiesa. Ormai nella posizione di farlo, condannò qualsiasi ingerenza da parte dello Stato nell'elezione di vescovi cardinali o (appunto) Papi, e minacciò con la scomunica i cardinali portavoci o favoriti.

La tenacia del ragazzino di 9 anni che disse alla madre di voler essere sacerdote non scomparve nell'uomo che diventò Papa: nonostante la posizione di prestigio non dimenticò le sue origini, e visse in umiltà di spirito, dedicandosi strenuamente al lavoro pontificio per gli 11 anni di Papato. Si espresse con fermezza anche contro nepotismi e privilegi, tant'è che non elargì mai favori o doni ai suoi fratelli, e non prese niente per se stesso.

La sua vita gli aveva palesato i meccanismi della Divina Provvidenza, e in quella credeva strenuamente. Si distaccò dalla sua stessa persona una volta vestiti i panni del Pontefice, sapendo di dover abbandonare l'identità di Giuseppe Sarto, per vestire quelli di Pio X, capo della Chiesa, e così essere un esempio per tutti quanti.

Tra le sue azioni più importanti:  riformò la Curia Romana e le varie Congregazioni; fece redigere un nuovo Codice di Diritto Canonico; applicò le norme per la Comunione frequente e per i bambini; riformò la Liturgia togliendo dal Messale molte cose inutili; sollecitò il canto e la musica nelle funzioni sacre; istituì l’obbligo del catechismo a piccoli e grandi e che da lui si chiamò “Catechismo di Pio X”.

Purtroppo, morì con un grosso tormento nel cuore: era anziano e malato quando venne ucciso Francesco Ferdinando a Sarajevo, e scoppiò la Prima Guerra Mondiale. Sul letto di degenza, mormorava: "Poveri figli miei, poveri figli miei ... Offro la mia vita... Milioni di uomini che muoiono... Io avrei voluto evitare, ma non ho potuto... "

Dopo la notizia, le sue condizioni di salute precipitarono, e morì il 21 Agosto del 1914. Le sue spoglie sono tumulate nella Basilica di San Pietro. Nel '59, Giovanni XXIII permise all'urna di compiere un viaggio a Venezia, tenendo così fede alla promessa fatta dal Santo alla stazione: "vivo o morto ritornerò".

Pio XII lo canonizzò nel 1954, e così diventò San Pio X. La notizia sicuramente l'avrà fatto sorridere, nel regno dei cieli: durante il suo pontificato, quando qualcuno lo chiamava Papa Santo, lui sardonicamente rispondeva "no, il mio nome è Sarto!"

PREGHIERA. O Dio, che per difendere la fede cattolica e per restaurare ogni cosa in Cristo, hai riempito di celeste sapienza e di fortezza apostolica il Sommo Pontefice San Pio X, concedici propizio di seguire i suoi insegnamenti e i suoi esempi per meritare il premio eterno.

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