Calcio, riparte la serie A

Incertezze e nubi all’orizzonte del pallone italico

Alessio Di Florio
19/08/2023
Sport
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Si ricomincia, tra poche ore tornerà ad alzarsi il sipario sul massimo campionato di calcio italiano. Alle 18.30 le prime due partite con il Napoli campione d’Italia che scenderà in campo in trasferta con il Frosinone e l’Empoli che ospiterà il Verona. In serata gli anticipi saranno completati con Genoa-Fiorentina e Inter-Monza alle 20.45. 

Domani sono previste alle 18.30 Sassuolo-Atalanta e Roma-Salernitana e alle 20.45 Lecce-Lazio e Udinese-Juventus. Lunedì si completerà la prima giornata con Torino-Cagliari alle 18.30 e Bologna-Milan alle 20.45.

Tante le squadre che sulla carta saranno a caccia del Napoli campione, primo scudetto senza Maradona nella storia, ma l’agonismo e la corsa allo scudetto appaiono in queste settimane relegate quasi sullo sfondo rispetto alle incertezze e alle nubi del pallone italico. Oliviero Beha, fatalità ha voluto pochi giorni prima della sua morte e ultima occasione in cui si espresse pubblicamente, definì «landa desolata» il panorama calcistico italiano. Sono passati sei anni ma è ancora l’immagine che più sembra descrivere l’attuale situazione del mondo di Eupalla sotto un cielo sempre meno azzurro. Non lo appare più come due estati fa, quella magica dell’Europeo vinto e di una Nazionale che stava facendo innamorare di nuovo gli italiani. Ma come i sogni muoiono all’alba così quell’illusione è svanita repentina. Nella seconda qualificazione ai Campionati Mondiali falliti e nell’addio di Roberto Mancini, improvviso e roboante come un tuono. Tempesta che non si è placata ieri con l’annuncio del nuovo commissario tecnico Luciano Spalletti. Anzi. Perché quello che doveva essere il ritorno del sereno è stato invece l’innesco di un temporale ancora più forte. Spalletti dopo la vittoria dello scudetto aveva lasciato il Napoli, troppo stress e troppa stanchezza l’avevano – almeno questi furono gli intenti da lui espressi – indotto a cercare un anno sabbatico. Accordo raggiunto con il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, fine dell’esperienza sulla panchina partenopea con una clausola: se Spalletti avesse deciso di interrompere l’anno sabbatico avrebbe dovuto pagare una penale alla società. A giugno nessuno si aspettava quel che sarebbe accaduto e quella clausola appariva poco più di un dettaglio burocratico. Così non è stato e ora si prospetta un braccio di ferro legale, che potrebbe protrarsi per mesi se non anni, tra il nuovo ct e la sua vecchia società. Formalmente in tribunale i contendenti saranno Spalletti e il Napoli Calcio ma di fatto lo scontro sarà tra la Federcalcio e una sua iscritta. Cosa questo rappresenti e quanto possa essere deflagrante è fin troppo evidente.

La «landa desolata» descritta da Beha era quella di un calcio che, undici anni dopo, non aveva ancora superato le scorie e gli effetti di Calciopoli, il grande scandalo che contese nella calda estate 2006 l’attenzione sportiva con il trionfo della Nazionale di Lippi. Di quel trionfo nulla era rimasto, sogno ormai lontano di una mezza estate. Mentre intrighi e trame, affari e manovre di Moggi e compagnia danzante continuavano a pesare sul calcio italiano. Sei anni dopo lo sport è ancora poco più di un orpello e il campionato che sta iniziando arriva, ancora una volta, dopo mesi di processi sportivi e di situazioni tutt’altro che edificanti e sportive. Una parentesi chiusa a livello giudiziario sportivo, almeno per quanto riguarda la principale protagonista ovvero la Juventus già al centro di Calciopoli, con l’ultimo patteggiamento in Italia e una sentenza europea che è poco più di un altro patteggiamento. Ma resta l’ombra del coinvolgimento di altre società – parte di quello che è stato definito il “sistema Juventus” – con i possibili futuri strascichi e, soprattutto, interrogativi pesanti come macigni su quanto sia desolata la landa del mondo di Eupalla tricolore. Finanza, bilanci, artifici contabili, giocatori che affermano di rinunciare a stipendi ed invece gli verranno corrisposti dopo qualche mese – giusto il tempo di chiudere un bilancio – nei mesi più drammatici della storia italiana e mondiale da decenni. Al di là di quanto stabilito nei tribunali sportivi questo è il fulcro di tutto, che andrebbe valutato e su cui si dovrebbe riflettere a livello sportivo ed etico: giovani calciatori (il futuro del nostro calcio, quel futuro che da decenni si invoca ma mai si punta realmente a costruirlo) considerati come voci di bilancio da adattare alle esigenze finanziarie e annunci di manovre rivelatesi diverse annunciati agli italiani mentre ogni giorno si piangevano migliaia e migliaia di morti. È calcio questo? È sport? E torna qui ancora una volta il grande Beha che dopo Calciopoli avvertì sul gattopardismo e l’incapacità di ogni seria riflessione su come stava procedendo la massima espressione del calcio italico. Diciassette anni dopo nulla pare cambiato. 

 

 

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