La morte di Luc Montagnier è recentissima: se n'è andato un anno e mezzo fa, nel febbraio del 2022. Aveva 90 anni.
Nonostante le sue importanti scoperte e il massimo contributo offerto alla scienza, alla quale ha dedicato la sua intera vita, è conosciuto ai più per aver osato parlare a sfavore dei vaccini Covid, e di aver avanzato delle (legittime) preoccupazioni a riguardo.
Dopo le sue coraggiose dichiarazioni, Montagnier si è trovato nell'occhio del ciclone mediatico: gli è stato dato del pazzo, del vecchio rimbambito, dell'allarmista e del no-vax. In verità, a Montagnier è stato dato un Premio Nobel per la medicina, e fino a quattro anni fa era considerato un dio dell'Olimpo della scienza.
Già nel 1962 Montagnier studiava i meccanismi della riproduzione del DNA e i virus a RNA oncogeni (che inducono al tumore). Nel 1972 diventò capo del dipartimento di Oncologia Virale all'Università di Pasteur, e due anni dopo direttore del Centro Nazionale di Ricerca Scientifica in Francia.
Già questo breve trafiletto servirebbe a ridare dignità ad uno scienziato come Montagnier, eppure è negli anni '80 che la sua ricerca sarà destinata a cambiare per sempre (ed in meglio) il mondo. Iniziò a lavorare con un team di ricerca all'Hôpital Bichat di Parigi su una nuova sindrome, quella che poi verrà chiamata AIDS. Sarà proprio Montagnier, grazie alla biopsia ad un linfonodo di un paziente, a determinare che la misteriosa sindrome deriva da un virus, che chiamò LAV (virus associato a linfoanedopatia). La sua ricerca non si femò qui, e nel 1986 lo scienziato riuscì ad isolare il virus dell'HIV. Questa scoperta salvò la vita a molte persone, anche perché fu l'inizio della Fondazione di Ricerca e Prevenzione dell'AIDS, di cui Montagnier era presidente, il cui scopo primario era quello di trovare un vaccino al virus dell'HIV.
Montagnier fu anche un uomo estremamente empatico e attento alla salute psicologica dei suoi pazienti. Di seguito, una delle sue citazioni più conosciute: ""L'AIDS non porta necessariamente alla morte, specialmente se si eliminano i co-fattori che supportano la malattia. È molto importante farlo presente a chi è malato. Penso che dovremmo dare a questi co-fattori lo stesso peso che diamo all'HIV. I fattori psicologici sono di vitale importanza per sostenere il sistema immunitario. E se si elimina questo sostegno, dicendo a chi è malato che è condannato a morire, basteranno queste parole a condannarlo"
Come può un uomo il cui scopo è quello di trovare un vaccino ad un virus essere, dunque, un no-vax? Come può un uomo di levatura scientifica e morale, tale da prendersi cura dei suoi pazienti su un piano psico-fisico, diffondere delle corbellerie con la conseguenza di allarmare il pubblico?
Eppure, alla sua morte, le migliori testate titolavano "E' morto Montagnier, il premio Nobel no-vax" e procedevano a riportare parti parziali dei suoi discorsi, per poter confermare la tesi che "il Nobel non è una garanzia di infallibilità" e che "probabilmente anziano, si è fatto manipolare dalle stramberie in giro su internet".
In una delle sue ultime interviste, quella in cui parla del Covid, lo scienziato ha 88 anni. Parla con lucidità e partecipazione, non dimostra l'età che ha. Parla di vaccini e virus con estrema disinvoltura; sembra essere nel suo habitat naturale perché lo è.
In quell'intervista, il professore esponeva soluzioni alternative (e meno costose) al vaccino, cure domiciliari efficaci (a differenza di tachipirina e vigile attesa) e si mostrava preoccupato. Secondo Montagnier, i governi chiedevano completa fiducia senza conoscere gli effetti a lungo termine, esponendo i cittadini al rischio della cavia. Il professore continuava spiegando che i vaccini abbasserebbero il sistema immunitario, permettendo al virus di cambiare ed evolversi. Per ogni variante, a quel punto, ci sarebbe voluto un vaccino diverso, di cui (di nuovo) sarebbero stati ignoti gli effetti a lungo termine.
Molta gente è morta nell'attesa del vaccino salvifico, prendendo una tachipirina dietro l'altra e venendo intubata quando ormai era troppo tardi. E molta gente muore ancora: turbo tumori, morti improvvise per cause sconosciute (che nei giornali ci vengono spiegate nei modi più assurdi: "spruzza troppo deodorante e le viene un attacco cardiaco" "mangia sushi e cade morto"). Qualsiasi correlazione, anche la più assurda, è valida. Purché non si riconosca quella con il vaccino Covid-19.
Ma qui non si vuole discutere chi ha torto o ragione. Il punto è un altro: è corretto demonizzare e distruggere l'immagine pubblica di un uomo che tanto ha contribuito al benessere pubblico solo perché ciò che dice va contro al pensiero unico scientifico?
Ai posteri la sentenza.
Con Montagnier muore anche un po' della vera scienza, quella di prove ed errori, quella che non si limita ad un detto fatto, ma che sa di non sapere.