Lungotevere Arnaldo da Brescia, Roma. Sono le 16:00, e dei ragazzini giocano a pallone in mezzo alla strada. Non ci sono macchine in giro, e non perché è pomeriggio: è il 10 Giugno 1924 e sono pochi a potersele permettere, specie dopo il durodopoguerra.
I bambini sotto al sole d'agosto, senza maglia, si scambiano qualche passaggio. Ad un certo punto da dietro l'angolo arriva un'automobile. E' la prima che vedono da tutto il pomeriggio. I due ragazzi si affrettano a salire sul marciapiede per farla passare. L'auto si parcheggia.
La macchina è "nera, elegante, chiusa". E' grande, molto grande. I bambini sono incuriositi: si guardano, la guardano. Aspettano un po' che i proprietario scenda e si allontani, per avvicinarsi e procedere ad un'approfondita ispezione, ma nessuno scende. Sanno che una macchina del genere se la può permettere solo un tipo specifico di persona, quindi decidono di far finta di niente. Ritornano in mezzo alla strada a giocare.
Poco dopo, un uomo molto alto, in giacca e cravatta, cammina sul marciapiede. I bambini lo notano perché è distinto, ma non lo riconoscono. Cammina a passo svelto, sicuro ma attento.
Di colpo, due uomini scendono dall'autovettura. I sospetti dei bambini vengono confermati: fascisti. Si avventano sull'uomo distinto, che per qualche ragione non sembra stupito. Sono in cinque contro uno ma l'uomo distinto è forte e combatte, si dimena e picchia duro. Tira un pugno in faccia ad uno degli assalitori, che cade a terra. Altri due uomini scendono dall'auto e in tre riescono a bloccare il signore in giacca e cravatta e a caricarlo in macchina. Poi recuperano il loro uomo a terra e caricano anche lui.
La gioventù è audace, e i bambini non ci pensano due volte: corrono verso la macchina, senza sapere cosa avrebbero fatto una volta arrivati, la palla ormai abbandonata in mezzo alla strada. Sono a pochi passi dall'auto, quando questa riparte.
Sarebbe un ottimo incipit da romanzo, ma purtroppo quest'evento è successo per davvero. Come in un romanzo, i cattivi hanno nomi altisonati e un po' bizzarri: Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo. L'uomo distinto, invece, si chiamava Giacomo Matteotti. L'ultimo nemico del fascismo.
Matteotti era un parlamentare, segretario del Partito Socialista Unitario, l'ultimo baluardo di opposizione parlamentare al governo fascista. Il 30 Maggio del '24 aveva tenuto un discorso alla camera, tra le urla e gli schiamazzi di dissenso: contestava l'elezioni tenutesi il 6 Aprile dello stesso anno, che avevano eletto Mussolini, accusando il partito fascista di atteggiamenti violenti, coercizioni e brogli.
Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni della maggioranza. [...] Nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà. […] Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza".
Voce ferma e testa alta per tutto il discorso, nonostante le carte appallottolate che gli arrivavano addosso e le voci di chi tentava di zittirlo. I suoi stessi compagni di partito erano preoccupati. Un atto stupido, qualcuno pensò, un atto incoscente. Ma Matteotti lo sapeva.
"Io, il mio discorso l'ho fatto." disse infine "Ora voi preparate il discorso funebre per me"
Il 30 Maggio Matteotti chiedeva di invalidare l'elezione di almeno un gruppo di deputati, che erano stati palesemente eletti con coercizione violenta e brogli. La sua proposta fu respinta, con 285 voti contrari, 54 favorevoli e 42 astenuti.
Il 10 Giugno Matteotti veniva rapito dai fascisti e lottò per la sua vita. Caricato in macchina, si dimenò a più non posso: era un uomo grande e forte, e riuscì a sfondare un finestrino con un calcio. Lucido fino alla fine, sapendo che non si sarebbe salvato, lanciò fuori dalla macchina il suo tesserino parlamentare: verrà trovato giorni dopo da dei contadini sul Ponte del Risorgimento.
Non riuscendo a placarlo, Giuseppe Viola lo accoltellò sotto l'ascella e al torace. Il corpo di Matteotti si accascia, e iniziò così un'agonia di diverse ore.
Quello che successe dopo porta a pensare che l'omicidio non fosse contemplato nel piano. Dopotutto, non era la prima volta che il deputato veniva sequestrato.Già il 21 Marzo 1921 venne rapito a Castelguglielmo, vicino a Fratta Polesine, suo paese d'origine. Subì indicibili torture per le sue posizioni socialiste popolari. Non si scoprirono mai i responsabili (o almeno non ufficialmente).
Intanto la macchina (poi identificata come una Lancia Kappa) girava per ore e ore per la città e la periferia. Si fermò di sera alla Macchia della Quartarella, a Riano. I cinque uomini scavarono una buca poco profonda e non abbastanza grande con il crick della macchina, tant'è che il corpo ormai senza vita di Matteotti verrà piegato a metà. Un lavoro maldestro, indegno di questi professionisti della violenza.
La scomparsa di Matteotti il giorno dopo era sui giornali. Mussolini negò subito qualsiasi implicazione, anzi, andò dalla moglie del parlamentare e le promise che avrebbe trovato il marito. Già allora sapeva cos'era successo al parlamentare.
Due giorni dopo venne identificata la Lancia Kappa nera di rappresentanza usata nel rapimento, e con lei gli assassini. Il magistrato Mauro del Giudice iniziò le idagini per identificare il mandante, ma venne presto costretto ad un pensionamento forzato e le indagini furono deviate: due fascisti si costituirono come mandanti, quando palesemente non lo erano. I compagni di Matteotti si ritirarono dal parlamento, chiedendo la risoluzione del processo e l'aiuto del re, che non arrivò mai. Approfittando dell'assenza dell'opposizione, l'8 Luglio i fascisti approvarono nuovi regolamenti restrittivi della stampa. Finì così la scintilla di opposizione parlamentare al fascismo.
Il corpo di Matteotti venne trovato il 16 Agosto 1924, grazie ad una cagnolina a passeggio con il suo padrone. Il corpo fu portato a Fratta Polesine, dove si tennero il funerali.
Tutt'ora si discute sulla misura di responsabilità di Mussolini. Di certo fu colpevole di aver insabbiato la faccenda, facendo condannare i suoi Arditi, pedine sacrificabili. Pare che il futuro dittatore abbia detto, una volta uscito dalla Camera dopo il discorso di Matteotti " Cosa fa Dumini? Quell'uomo dopo quel discorso non dovrebbe più circolare".
Alcuni storici sostengono che questo fosse un ordine diretto, altri invece pensano che fosse uno dei soliti discorsi d'ira del duce. Diretta o indiretta, tra le innumerevoli colpe di Mussolini c'è quella di aver normalizzato lo squadrismo e la violenza. Che l'ordine del rapimento di Matteotti fosse stato un ordine diretto o una baldanza di Domini, atto a voler impressionare il duce, non lo sapremo mai. In un discorso astuto tenutosi l'anno dopo, si assunse la "responsabilità morale" dell'accaduto. " io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda!"
Matteotti fu l'ultimo nemico del fascismo, sapeva che sarebbe morto, ma parlò lo stesso. Dopo di lui, chi poteva parlare non lo fece, e la deriva che ne seguì è storia.
"Uccidete pure me, ma l'idea che è in me non l'ucciderete mai" [Giacomo Matteotti]