Un pomeriggio assolato e caldo, immersi nei riti vacanzieri del Ferragosto, felici e spensierati. Così le italiane e gli italiani – allora come oggi – stavano trascorrendo il 15 agosto di ben cinque anni fa. Improvvisa come un temporale d’agosto, un fulmine nel ciel sereno che lo rabbuiò e trasformò i raggi del sole in una pioggia di lacrime arrivò la notizia. E per tantissimi fu come perdere un’amica, una familiare, una persona cara, un punto di riferimento imprescindibile, un faro. Era morta Rita Borsellino, sorella del giudice Paolo assassinato nella strage di via D’Amelio a Palermo il 19 luglio 1992.
Erano anni difficili, incerti, di un mondo che stava morendo nell’angoscia per quel che sarebbe arrivato. Mesi di bombe e di stragi, via D’Amelio dopo Capaci e prima delle “bombe sul continente” del 1993. Una delle giornate più cruente e drammatiche fu il 27 luglio di quell’anno, in poche ore avvenne la strage di via Palestro a Milano e altre bombe colpirono di fronte le basiliche romane di San Giovanni in Laterano e di San Giorgio al Velabro. Nel 2010 Carlo Azeglio Ciampi, nel 1993 Presidente del Consiglio, in un’intervista a Repubblica disse che in quelle ore ebbe il timore si stesse realizzando un golpe. «Il mio governo fu contrassegnato dalle bombe. Ricordo come fosse adesso quel 27 luglio, avevo appena terminato una giornata durissima che si era conclusa positivamente con lo sblocco della vertenza degli autotrasportatori. Ero tutto contento, e me ne andavo a Santa Severa per qualche ora di riposo. Arrivai a tarda sera, e a mezzanotte mi informarono della bomba a Milano. Chiamai subito Palazzo Chigi, per parlare con Andrea Manzella che era il mio segretario generale. Mentre parlavamo al telefono, udimmo un boato fortissimo, in diretta: era l'esplosione della bomba di San Giorgio al Velabro. Andrea mi disse "Carlo, non capisco cosa sta succedendo...", ma non fece in tempo a finire, perché cadde la linea. Io richiamai subito, ma non ci fu verso: le comunicazioni erano misteriosamente interrotte. Non esito a dirlo, oggi: ebbi paura che fossimo a un passo da un colpo di Stato. Lo pensai allora, e mi creda, lo penso ancora oggi». Queste dichiarazioni di Ciampi, la successione di stragi e attentati che terminò solo dopo il misterioso “fallito” attentato allo Stadio Olimpico di Roma, rendono l’idea di cosa stava attraversando l’Italia. Rita Borsellino raccolse l’eredità morale e civile del fratello Paolo, i suoi ideali e le sue lotte democratiche contro ogni mafia. E divenne un punto di riferimento, una compagna di viaggio, un gigante sulle cui spalle accolse la società civile, associazioni, parrocchie, movimenti, cittadini, che si impegnano per la democrazia e contro le mafie.
«A ferragosto ci ha lasciati - scrisse due anni il magistrato catanese Sebastiano Ardita - ma la sua dolcezza, il suo coraggio, il suo profilo di donna colta e impegnata sono ancora con noi. Ci incontravamo in via D’Amelio, insieme a Salvatore, nell’anniversario di Paolo Borsellino. Me la ricordo sempre serena e sorridente, ma molto determinata. Come si addice tutte le persone che lasciano il segno, perché trasmettono qualcosa di forte e indimenticabile». La Casa di Paolo l’ha ricordata pubblicando sui social la foto insieme al fratello Salvatore il giorno dell’inaugurazione della Casa. «Pensando a Rita Borsellino che ci ha lasciato il 15 agosto 2018 – hanno scritto in un post gli attivisti - un abbraccio nell'alto dei cieli e in fondo al cuore di tutte le persone che le hanno voluto bene e l'hanno stimata». «Sempre presente nel cuore di coloro che Le hanno voluto bene e hanno apprezzato la sua lotta tenace alla ricerca della verità» hanno sottolineato in un’altra pubblicazione sempre gli attivisti della Casa di Paolo.
«Una di noi» che siamo certi «che continuerai a lottare con noi anche "dai piani alti"» cinque anni fa con gratitudine e commozione fu il saluto dell’Associazione Antimafie Rita Atria. «Tutti i componenti dell’Associazione Antimafie Rita Atria esprimono il proprio immenso dolore per il lutto che ha colpito tutti i siciliani onesti, tutti le persone che si battono per la verità e la giustizia – si legge nel commiato dell’associazione - ci sono momenti come questo in cui si resta senza parole, ma è giusto ricordare quanto importante sia stata la sua vita e quanto sia stato determinante il suo impegno e l’esempio che incarnava per le persone che hanno avuto il privilegio di conoscerla, incontrarla o anche di sentire solo le sue parole». L’Associazione Antimafie Rita Atria ricordò il «debito di riconoscenza» nei confronti di Rita Borsellino, « fu la prima, insieme all’incommensurabile giudice Caponnetto, a darci fiducia e a spingerci a proseguire nel difficile viaggio che avevamo scelto, in una regione che ancora oggi risente di una subcultura mafiosa della quale non riesce a liberarsi del tutto» e «da allora, abbiamo proseguito, non si può più tornare indietro dopo avere saputo che un’altra via è possibile e dopo avere conosciuto persone come lei che questa strada te l’hanno mostrata, che hanno creduto in te, che ti hanno fatto comprendere che ognuno di noi può essere, anzi deve essere, l’agente di cambiamento».
«Curriti! Viene Rita!» fu il passaparola a Catania nella primavera del 2005. Rita Borsellino si era candidata alla presidenza della Regione Sicilia contro Totò Cuffaro. E un giorno stava arrivando a Catania e si sarebbe recata nella sede del GAPA (Giovani Assolutamente Per Agire). «Stavamo ancora facendo lavori strutturali, l’unico locale accessibile era la parte più piccola: appena cento metri quadri, senza finestre e una colata di cemento per pavimento» riportò l’articolo in ricordo di Rita Borsellino pubblicato il giorno dopo la sua scomparsa sul sito de I Siciliani Giovani, la testata online erede de I Siciliani di Pippo Fava e diretta da Riccardo Orioles, maestro di giornalismo e di attivismo antimafia per tante generazioni e centinaia (se non migliaia) di persone in tutta Italia. Era in ristrutturazione la sede del GAPA ma l’arrivo di Rita Borsellino scatenò un’ondata di entusiasmo e affetto immensa. Quell’unico stanzone agibile fu pieno di persone di ogni età che si strinsero con piacere per stringersi intorno a Rita Borsellino che da lì, ricordando l’importanza dell’impegno sociale e che anche lei e Paolo erano nati in un quartiere popolare di Palermo, iniziò la sua campagna elettorale. Quell’entusiasmo, quell’affetto, quel «Curriti! Viene Rita!» (chiamata per nome come una persona di famiglia) raccontano più di mille biografie grigie e burocratiche, enciclopediche e mere elencazioni, Rita Borsellino e quel che rappresenta per tutti coloro che hanno visto in lei una sorella, una madre, un’amica, una compagna di viaggio, un faro, un punto di riferimento. Che cinque anni dopo la sua morte non solo non si è spento ma resta luminoso e splendente.