"Cara Nina,
non posso che chiederti perdono per averti lasciato con i nostri cinque bimbi ancora col latte sulle labbra; e so quanto dovrai lottare e patire per portarli e lasciarli sulla buona strada, che li farà proseguire su quella di suo padre: ma non mi resta a dir altro, che io muoio contento di aver fatto soltanto il mio dovere d'italiano. Siate pur felici, che la mia felicità è soltanto quella che gli italiani hanno saputo e voluto fare il loro dovere. Cara consorte, insegna ai nostri figli che il loro padre fu prima italiano, poi padre e poi uomo. Nazario." [Lettera di Nazario Sauro alla moglie, scritta durante la prigionia]
Nazario Sauro morì nel 1916, fu un militare e patriota italiano, eroico contro l'invasione austriaca.
Nacque il 20 Settembre 1880 a Capodistria, all'epoca territorio dell'impero autro-ungarico, in una famiglia marinaia di origini italiane e irridentista. L'irridentismo era un movimento d'opinione che anelava alla liberazione dei territori italiani dal dominio straniero, e perciò la madre educò il giovane Nazario al patriottismo italiano.
Era un ragazzo intelligente e ribelle, che adorava il mare e le barche. Il padre notò l'enorme talento con cui destreggiava le barche a vela, e perciò decise di portarlo con sè per mare. A soli ventanni diventò capitano di una nave mercantile e a ventiquattro anni si iscrisse alla scuola nautica di Trieste. Iniziò così la sua vita d'avventura e di viaggi, che gli permise di affinare le sue abilità nautiche e conoscere a menadito correnti, tempo e anfratti dell'Adriatico.
Quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale nel 1916, Sauro si recò a Venezia e si arruolò volontario nella Regia Marina, dove ottenne il ruolo di Tenente di Vascello. Si distinse subito per le sue grandissime capacità strategiche, tant'è che in 14 mesi mise a segno 60 azioni di guerra. La sua fervida intelligenza creava delle strategie vincenti di sabotaggio della flotta nemica, sempre diverse, e ideò dei progetti tecnico-militari, come una boa-vedetta: all'apparenza una semplice boa, grande abbastanza da ospitare due persone per diversi giorni, adibita come punto di spionaggio del nemico. Alcune delle sue azioni belliche sono passate alla storia come esempio di coraggio, coordinazione tra diverse unità e strategia bellica.
Il 30 luglio 1916 si imbarcò sul sommergibile Pullino per compiere una incursione su Fiume, ma a causa della forte corrente, l'unità si incagliò alla costa. Vani furono i tentativi di disincagliamento e, dopo aver predisposto l'autoaffondamento ed essersi assicurato che tutti i suoi uomini erano stati evacuati, Nazario Sauro si allontanò su un battellino. Dopo poche ore, venne catturato dagli austriaci.
Venne portato a Pola e processato. La pena: condanna a morte per impiccaggione. Salì sul patibolo alle 17.45 del 10 agosto 1916, e prima che la corda si tendesse, gridò: "Viva l'Italia! Morte all'Austria!"
Nazario Sauro è stato uno dei più importanti patrioti e irridentisti del suo tempo. Fu onorato, dopo la morte, con la medaglia d'oro al valor militare.
Queste le parole a lui dedicate: "Dichiarata la guerra all'Austria, venne subito ad arruolarsi volontario sotto la nostra bandiera per dare il contributo del suo entusiasmo, della sua audacia ed abilità alla conquista della terra sulla quale era nato e che anelava a ricongiungersi all'Italia. Incurante del rischio al quale si esponeva, prese parte a numerose, ardite e difficili missioni navali di guerra, alla cui riuscita contribuì efficacemente con la conoscenza pratica dei luoghi e dimostrando sempre coraggio, animo intrepido e disprezzo del pericolo. Fatto prigioniero, conscio della sorte che ormai l'attendeva, serbò, fino all'ultimo, contegno meravigliosamente sereno, e col grido forte e ripetuto più volte dinnanzi al carnefice di «Viva l'Italia!» esalò l'anima nobilissima, dando impareggiabile esempio del più puro amor di Patria.»
(Alto Adriatico, 23 maggio 1915 - 10 agosto 1916)