Settantotto anni fa gli Stati Uniti sganciarono la prima bomba atomica su Hiroshima, tre giorni dopo la seconda piombò su Nagasaki. I bombardamenti del 6 e del 9 agosto causarono un numero di vittime stimato tra le 150.000 e le 220.000 persone, quasi esclusivamente civili. Oltre a centinaia di migliaia di persone che subirono tutta la vita le conseguenze di radiazioni che avvelenarono e devastarono il territorio delle due città e non solo.
L’immensa portata delle bombe atomiche sganciate e l’orrore delle conseguenze hanno portato a non ripetere, finora nella Storia, l’uso di ordigni bellici della stessa tipologia. Da decenni esiste una vasta mobilitazione internazionale che chiede il definitivo bando delle armi nucleari. Perché l’orrore è dietro l’angolo e, dopo i decenni di “Guerra Fredda” tra l’allora Unione Sovietica e gli Stati Uniti, il rischio dell’apocalisse atomica non è cancellato dall’orizzonte dell’umanità. Anzi, è tornato prepotentemente attuale dopo lo scoppio della nuova guerra sui territori russi e ucraini. In questo anno e mezzo varie volte è stato paventato il rischio che questa guerra possa diventare una “guerra nucleare”.
È stato ricordato anche ieri durante la commemorazione a Roma dell’anniversario del bombardamento di Hiroshima, organizzato dalla Lega Internazionale di Donne per la Pace e la Libertà.
La “Nuova Agenda per la Pace”, presentata nelle scorse settimane dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Gutierres, raccomanda come prima azione l’eliminazione delle armi atomiche ha ricordato Patrizia Sterpetti della Lega Internazionale di Donne per la Pace e la Libertà. A Vienna, è stato sottolineato durante l’evento, è in corso la Conferenza di Revisione in del Trattato di Non Proliferazione. Mentre l’Italia è ancora tra gli Stati che non ha ratificato il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari.