Oggi si venera Enrico II il Santo

Un Santo Imperatore del Sacro Romano Impero

Valentina Fornaro
13/07/2023
Arte e Cultura
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Enrico II visse nell'anno 1000 e fu Imperatore del Sacro Romano Impero, ultimo esponente della dinastia degli Ottoni. Fu figlio di Enrico di Baviera e alla sua morte, nel 995, divenne Duca di Baviera.

Fin dalla più tenera età, ebbe una rigida formazione cristiana, i quali precetti non abbandonò mai. Molti dei suoi suoi fratelli, che avevano ricevuto la sua stessa istruzione, seguirono la via della chiesa. Suo fratello Bruno rinunciò alla vita di corte per diventare vescovo di Augusta; una delle sorelle si fece monaca mentre l’altra andò in sposa a colui che diventerà Santo Stefano d’Ungheria. Nel 1014 il Pontefice Benedetto VIII consacrò Enrico Imperatore del Sacro Romano Impero.

Fu un sovrano giusto e corretto, che si riferì sempre ai dettami della chiesa per fare la cosa che riteneva più giusta. Soleva dire che Gesù gli avesse dato due compiti: comportarsi da Santo, e far star bene i propri sudditi.

Uno dei motivi per cui Enrico II si è guadagnato la Santità è stato l'appoggio alla riforma a Sant'Odilone, abate di Cluny e consigliere del re. La riforma si opponeva fortemente alla compravendita delle cariche religiose, e riaffermava l'importanza del celibato per gli uomini di chiesa, sia monaci che preti. Nel 1022 Enrico presiede insieme al Pontefice il Concilio di Pavia, che emana 7 canoni contro il concubinato del clero e la difesa dell'integrità dei tesori ecclesiastici. Eresse diverse cattedrali, tra cui quella di Bamberga. Restaurò a sue spese diverse chiese, e fondò anche orfanotrofi.

Contribuì anche alla conversione di Stefano, re di Boemia, che poi impose la sua nuova religione a tutto il popolo.

Nonostante fosse un uomo di chiesa, non bisogna dimenticare l'epoca in cui Enrico II è vissuto. In quel periodo la guerra era parte della vita di un sovrano e lo stesso Santo scese in campo diverse volte. In Italia combattè in prima fila contro Arduino di Ivrea, nominato alle sue spalle come Re di Italia, e andò in Puglia a combattere i Bizantini.

Seppur avesse piena fede nella religione cristiana, sapeva scegliere le proprie battaglie e i propri alleati con raziocinio. Si alleò infatti con una tribù pagana per impedire al Duca Boleslao di salire al trono di Polonia, e dopo concesse loro l'indipendenza. Fu molto criticato per questa alleanza non cristiana. San Bruno di Querfurt scrisse: "Non è meglio combattere i pagani per il bene del cristianesimo, piuttosto che far torto ai cristiani per onori terreni?". Sant'Enrico, però, non se ne fece mai un problema, poiché non giudicava le persone in base alla loro fede. 

Questo evento, ampiamente documentato, fu un problema per i biografi del re. Volendolo descrivere come un Santo, dovettero molto esagerare alcune delle sue virtù pubbliche e private, dipingendo un uomo talmente devoto da votarsi alla castità, con uno stile di vita ascetico. Probabilmente però si tratta di esagerazioni. Ciò non toglie che sia stato un grande re e un uomo giusto, al di là delle scelte politiche e delle alleanze all'epoca impopolari.

Una di queste esagerazioni è forse quello che lo vede chiedere a Beato Riccardo di farsi monaco. Si scrive che, nonostante tutti i successi bellici e della sua politica interna, Sant'Enrico soffrisse molto. Non amava la vita di corte, e non sopportava le facezie mondane: il suo più grande desiderio sarebbe stato quello di diventare un uomo del Clero. Chiese al suo amico, Beato Riccardo abate di Verdun, di farlo entrare nel suo monastero, ma questi rifiutò. Fece capire all'Imperatore che la sua condotta era un toccasana per il regno e la Chiesa, e che era necessario per lui sacrificarsi pur di portare questa croce, come fece Gesù. Enrico accettò la risposta, e tornò alla reggia con lo spirito del sacrificio.

Fu sposato a un'altra santa, Santa Cunegonda, per cui provava un amore spropositato. Purtroppo non riuscirono ad avere figli; alcuni pensano per scelta di castità dei coniugi, ma molto probabilmente uno dei due (o entrambi) era sterile. Era uso nel Medioevo, per un sovrano, annullare il matrimonio con la donna infeconda e risposarsi, ma Enrico non accettò mai questa soluzione. Era profondamente legato a Santa Cunegonda. 

Morì a 52 anni, circondato da consiglieri e Vescovi, il 13 Luglio 1024.

Il suo corpo riposa insieme alla Santa moglie Cunegonda nella chiesa di Bamberga, da lui stesso fatta costruire.


PREGHIERA. O Dio, che quest'oggi trasferisti il tuo beato confessore Enrico dal fastigio del terreno impero al regno eterno, ti supplichiamo umilmente che come tu, prevenendolo colla tua grazia, gli facesti superare le lusinghe del secolo, così faccia che noi resistiamo, a sua imitazione, alle attrattive del mondo e giungiamo a te con cuore puro.

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