Quello che si sa di Giovanni Gualberto è avvolto nel mistero. E' molto difficile infatti distinguere i fatti veri della sua vita da quelli della leggenda.
Nacque a probabilmente a Firenze, da una famiglia molto ricca che risiedeva a villa di Poggio Petolio in Val di Pesa verso la fine del X secolo. Da giovane fu educato alla guerra e alla caccia; per diritto di nascita infatti un giorno tutti i vasti possedimenti del padre sarebbero stati suoi. Sua madre lo istruì al cristianesimo, ma l'educazione da signorotto datogli dal padre fu predominante nella sua adolescenza.
L'evento che portò alla sua conversione, secondo la leggenda, avvenne dopo che un suo cugino uccise suo fratello. Giovanni lo cercò per lungo tempo e lo trovò disarmato. Sguainò la spada e stava per ucciderlo, quando qualcosa, una pietas a lui prima sconosciuta, lo invase. Commosso, decise di perdonare l'assassino di suo fratello, e ancora ispirato dal sentimento d'estasi del perdono, si recò in una chiesa, dove Gesù gli manifestò la sua necessità di vederlo santo. Fu così, secondo la leggenda, che Giovanni Gualberto si fece monaco. Il padre cercò di dissuaderlo in tutti i modi, ma ormai Giovanni aveva deciso.
Qui la leggenda diventa realtà: Giovanni entrò effettivamente in un monastero, ma ne uscì quasi subito quando scoprì che l'abate aveva comprato la carica di Vescovo. Tale fu il suo sconcerto e disprezzo che decise di andare in eremitaggio, prima vicino Arezzo, poi a Vallombrosa. Nel frattempo, si sparse voce di come si fosse opposto alla ipocrisia della Chiesa e di come conducesse la sua vita, in preghiera e abnegazione.
Infatti venne raggiunto da altri monaci che rinnegavano la corruzione del Clero. Proprio a Vallombrosa nel 1038 costruì un monastero, e fondò la Congregazione Benedettina Valloambrosiana, che abbracciava i dettami di San Benedetto: rigore, povertà, lavoro e vita comunitaria. Rifiutò anche protezioni e doni dai signori locali: non voleva patronati, non gli interessavano i favori perché non voleva ingerenze nella scelta riguardanti le cariche nel monastero.
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San Giovanni fu un riformatore ante-litteram: precedette Papa Gregorio VII nella sua riforma gregoriana di quasi un secolo. I suoi monasteri sono sempre stati delle rare isole di correttezza e rettitudine, dove veniva ammessa solo gente in reale connessione divina, e non nobili ragazzi secondogeniti in cerca di un posto di prestigio. Secondo Giovanni, non importava l'estrazione sociale: tutti sono uguali e hanno tutti le stesse possibilità.
Purtroppo questa predisposizione così categorica portò anche i suoi problemi: prima di tutto, i monasteri di Giovanni contavano solo sulle loro forze, non accettando regali nemmeno dai pellegrini. Vivevano coltivando e allevando bestiame, vendendo quello che ne avanzava. Altro problema erano i malumori e le rappresaglie da parte di chi si sentiva rifiutato.
Si racconta che ci sia stato un episodio (che si perde nella leggenda) in cui degli uomini armati si introdussero nel monastero, ferendo a morte i monaci e distruggendo edifici e provviste. Saputo dello scontro, San Giovanni si recò dai suoi fratelli e, grazie a intercessione Divina, li guarì.
L'opera di San Giovanni fu una ventata d'aria fresca anche per preti e laici, per cui le porte del monastero erano sempre aperte e a cui il Santo insegnò i suoi dettami. Questi diventarono testimoni e missionari della rivoluzione di Vallombrosa.
Nel 1060 da Milano vennero cacciati diversi preti e monaci corrotti, e fu proprio San Giovanni a inviarne degli altri: uomini nuovi, umili e veramente devoti. Fornì anche diversi monaci al clero secolare, aiutandolo a ripulirsi e a riavvicinarsi a Dio.
Il Santo visse sempre in umiltà e non si impose mai. Fu eletto Abate del monastero, invece di prendersi la carica che gli spettava. Non si sentiva degno nemmeno di tener messa, ed era molto onorato ad avere il compito di aprire le porte della chiesa ai fedeli. Il suo ordine fu talmente integerrimo che i fiorentini, in tempi difficili, gli affidarono le chiavi del Tesoro della Repubblica.
Morì nel monastero di Passignano assistito, secondo la leggenda, da un angelo. Poco prima di morire, ha scritto ai suoi monaci una lettera in cui spiega in chiave biblica il valore del “vincolo di carità” e li spronava a seguire la regola.
Di lui, Papa Gregorio VII dice: "La purezza della sua fede splendette mirabilmente in Toscana".
Nel 1951, Papa Pio XII nominò San Giovanni Gualberto patrono del Corpo Forestale Italiano.
PREGHIERA: Signore, ci renda accetti l'intercessione del beato abate Giovanni Gualberto, affinchè quel che non possiamo coi nostri meriti, lo conseguiamo per le sue preghiere.
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