Oggi si venera Santa Veronica Giuliani

Fu una delle più importanti mistiche del mondo occidentale

Valentina Fornaro
09/07/2023
Arte e Cultura
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Santa Veronica Garlani  è stata una badessa e mistica italiana. 

Veronica, nata Orsola, nacque il 27 Dicembre 1660 a Mercatello Sul Metauro, un paese del ducato di Urbino. Ultima delle sette figlie di una famiglia benestante, ebbe un'educazione cattolica grazie all'influenza della madre, pia donna di chiesa. La madre morì che Orsola aveva 7 anni, ma la ragazza non abbandonò la fede. Anzi, desiderosa di sentirsi il più vicina possibile a Gesù, si sottopose a prove di dolore e autoflagellazioni, con forza di spirito e umiltà. A 17 anni (era il 1677) decise di entrare nell'ordine delle Clarisse Cappuccine, nel monastero di Città Castello, e cambiare il suo nome in Veronica. La sua decisione non fu facile da accettare per suo padre: già due delle sorelle di Orsola avevano preso il velo, e l'uomo sperava di poter far sposare l'ultimogenita a qualche nobile locale. Nonostante la giovane età, si dedicò con devozione e abnegazione alla preghiera e ai lavori del convento, con lo sguardo costantemente rivolto a Dio. 

E forse proprio per questa devozione e per il desiderio di soffrire per e come Gesù, che questi gli concesse il dono del misticismo. La sua prima visione (e la più ricorrente) fu quella di un calice colmo di liquore, che solo a guardarlo le provocava un'indicibile ripugnanza. E dopo la prima visione, sotto lo sguardo delle sue sorelle, Veronica iniziò a ricevere i simboli del martirio. Nel 1694 divenne maestra delle novizie, e ricevette le ferite sul capo, come se avesse indossato una corona di spine. Molti furono i medici che tentarono di far cicatrizzare le ferite, inutilmente.

L'intensità del suo misticismo la costrinse (data la sua natura umile)  a tenere un diario, "il tesoro nascosto" , che iniziò a scrivere nel 1695. Scrisse 12.000 pagine in 44 volumi (pubblicati postumi nel 1895).

Negli anni successivi, in cui mai si sottrasse alle punizioni corporali, ricevette le stigmate a mani e piedi, e una ferita al cuore. Scrisse sul suo diario: "in un istante vidi uscire dalle sue santissime piaghe cinque raggi splendenti; tutti vennero alla mia volta; e io vedevo i detti raggi divenire come piccole fiamme. In quattro vi erano i chiodi e in uno la lancia d'oro, ma tutta infuocata, e mi passò il cuore da banda a banda, e i chiodi passarono le mani e i piedi". Soffriva tantissimo, anche perché le ferite non si rimarginavano mai, ma sanguinavano costantemente. 

Venuto a conoscenza di queste prove sovrannaturali, il Vescovo di Città Castello si recò al monastero, e si accertò della veridicità della storia. Agì quindi con grande severità: tolse a Veronica l'insegnamento alle novizie; le fu proibita ogni relazione con le altre suore; non fu più ammessa nel  coro né alla santa Messa; fu privata persino della Comunione e per cinquanta giorni fu chiusa in una cella simile ad una prigione. Nonostante questo trattamento duro e la non tanto sottile insinuazione che fosse una folle bugiarda, la Santa si sottomise con umiltà.. Il Vescovo al S. Ufficio non poté fare altro che scrivere: "Veronica obbedisce ai miei ordini nella maniera più esatta e non mostra, riguardo a questi duri trattamenti, il più leggero segno di tristezza, ma al contrario, una tranquillità indescrivibile e un umore gioioso". Non potè nemmeno negare, il Vescovo, l'eccezionalità delle ferite di Veronica: nonostante dei guanti a sigillo e dei bendaggi strettissimi, che in qualsiasi altro caso avrebbero fermato l'emorragia, le ferite continuavano a sanguinare. Fugati tutti i dubbi nei suoi confronti, riprese la vita di convento, dove tornò ad essere amata e rispettata dalle sue sorelle.

Nonostante tutto il dolore che provava a causa dei sacramenti inflitti, Veronica non smise mai con le autoflagellazioni. Nel 1716 fu fatta badessa del convento, ruolo che ricoprì fino al 9 Luglio del 1727, quando morì, dopo 33 giorni di malattia e 50 anni di vita clericale. 

Riposa sotto l'altare maggiore della chiesa delle Cappuccine in Città di Castello.

PREGHIERA Signore Gesù Cristo, che la beata Veronica vergine rendesti mirabile per le stimmate della tua passione, concedi, propizio, che crocifiggendo la carne, meritiamo di giungere ai grandi eterni.

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