Ad un mese da Brasile-Croazia, la partita inaugurale dei Mondiali di calcio 2014, il Paese verdeoro non è ancora pronto per il fischio d'inizio.
Proprio lo stadio del debutto è uno dei 3 ancora da completare sui 12 che ospiteranno le gare. Nella stessa situazione dell'Arena di San Paolo si trovano altri 2 impianti: l'Arena di Curitiba, dove tra le altre giocheranno Spagna e Russia, e lo stadio di Cuiabà, nel Mato Grosso.
La morte del nono operaio che lavorava in uno dei cantieri del Mondiale, avvenuta qualche giorno fa, e i costi faraonici della manifestazione, che supereranno quelli delle precedenti edizioni di Germania e Sudafrica, hanno creato il malcontento tra i brasiliani. I rischi più consistenti sono quelli a livello sociale. Lo sostiene Paolo Magri, direttore dell'Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano, che intravede in Brasile "tre focolai accesi": il ceto medio, che già un anno fa era sceso in piazza, i sindacati di polizia e degli operatori degli alberghi, e infine chi vive nelle favelas e a causa dei Mondiali è stato costretto a spostarsi.
Con le elezioni previste in autunno, avverte il professore, su tutti e tre i focolai può soffiare il vento della propaganda elettorale dell'opposizione.