Una giornata storica che potrebbe rappresentare un punto di svolta dopo quarant’anni. È la sensazione trasmessa ieri da Pietro Orlandi e dall’avvocato Laura Sgrò dopo il lunghissimo colloquio con il promotore di giustizia vaticano Alessandro Diddi. Al centro del confronto, durato oltre otto ore, l’indagine aperta in Vaticano sulla scomparsa di Emanuela Orlandi.
La scomparsa di Emanuela Orlandi, questi quarant’anni di depistaggi, trame e su quanto accade dentro le mura vaticane in questi ultimi mesi ci sono state molte novità. Che chiamano in causa alti vertici vaticani e anche i rapporti con lo Stato italiano. Dal documentario di Netflix “Vatican Girl” alla pubblicazione dell’audio “Vatican Shock” sul blog Notte Criminale di Alessandro Ambrosini, dalla commissione d’inchiesta parlamentare all’apertura per la prima volta di un’indagine in Vaticano. Ieri Pietro Orlandi è stato ascoltato dal promotore delle indagini vaticane Alessandro Diddi. Nelle oltre otto ore, ha dichiarato Orlandi all’uscita, ha riferito di aver fatto "anche nomi eccellenti" come quello del "cardinale Giovanni Battista Re" decano del Collegio cardinalizio. "Abbiamo parlato di tante cose: della famosa 'trattativa Capaldo', del trasferimento di Emanuela a Londra, di pedofilia, degli screenshot dei messaggi di cui siamo entrati in possesso" con l'avvocato della famiglia Laura Sgrò e - finalmente, dopo 40 anni ho potuto sfogarmi e ho trovato ampia disponibilità a fare chiarezza, a mettere un punto, qualunque sia la responsabilità – ha raccontato Pietro Orlandi - mi hanno ascoltato e hanno accettato tutto quello che avevo da dire, sottolineando che auspicano la massima collaborazione con la Procura di Roma e le altre istituzioni italiane".
"Il fatto stesso che il promotore abbia ricevuto da papa Francesco e dal Segretario di Stato il compito di fare chiarezza e non fare sconti a nessuno - ha concluso Pietro Orlandi - è significativo, se ci sono responsabilità, anche in alto, io non mi tiro indietro".
“Abbiamo depositato una memoria, il Pm sta facendo il suo lavoro, credo che siano in una fase di approfondimento di questa memoria e della documentazione rilasciata in precedenza – ha dichiarato alla stampa l’avvocato Laura Sgrò - l’augurio nostro è che finalmente si possa fare luce su questa vicenda e che si possa davvero scrivere una pagina di storia. Questo lo dico anche da cittadina perché oggi ho letto della volontà del promotore di voler collaborare anche con la giustizia italiana e questa è storia: sarebbe la prima volta nella storia italiana in cui il Vaticano e l’Italia, avvalendosi del Concordato, davvero in uno scambio reciproco possano mettere a disposizione l’uno dell’altro gli elementi che hanno a disposizione, per Emanuela, per questa famiglia nonostante siano passati 40 anni”.
“Abbiamo raccolto un po’ di elementi da un po’ di tempo a questa parte, sono frutto di un lavoro di indagini difensive, l’abbiamo messa a disposizione del promotore ora tocca a lui fare le indagini adeguate, valutare la fondatezza e la completezza e soprattutto rimettere insieme tutti i pezzi del puzzle – ha sottolineato la legale della famiglia Orlandi - questa mattina abbiamo letto pure che avrebbe trovato delle carte impolverate e questa cosa è bella visto che fino a questo momento il Vaticano ha sempre detto di non avere fascicoli e incartamenti quindi siamo fiduciosi nelle carte impolverate”.
“Ci sono delle persone ancora vive che possono dare il loro contributo, anche questo è molto importante, certo è vero che il pm Vaticano ha giurisdizione soltanto in questo fazzoletto di terra cui la procura di Roma non è mai riuscita ad accedere – ha aggiunto Laura Sgrò - attraverso le rogatorie, quindi se il promotore farà come ci auguriamo al meglio il suo lavoro, e lo stato metterà le sue risultanze anche a disposizione della commissione di inchiesta, questa volta un passetto avanti si farà”. Il Vaticano “sicuramente ha a disposizione degli archivi cui noi non abbiamo mai avuto accesso, quindi l’augurio è che questi ventilati dossier di cui si parla da molti anni di fatto possano saltare fuori” è la conclusione dell’avvocato Laura Sgrò.