La proposta di legge di Rampelli (FdI) in difesa della lingua italiana

Massimiliano Musolino
01/04/2023
Attualità
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In un'ottica di salvaguardia nazionale e di difesa identitaria, il noto esponente di Fratelli d'Italia (FdI) Fabio Rampelli, nonchè Vicepresidente della Camera dei Deputati, ha presentato una proposta di legge al fine di difendere la lingua italiana dal rischio estinzione. 

La proposta di legge di FdI, a prima firma Rampelli, “Disposizioni per la tutela e la promozione della lingua italiana e istituzione del Comitato per la tutela, la promozione e la valorizzazione della lingua italiana” è composta da otto articoli. Dalla lettura del testo, si possono desumere i motivi che hanno spinto i presentatori a redigere la proposta di legge: “Secondo le ultime stime, dal 2000 ad oggi il numero di parole inglesi confluite nella lingua italiana scritta è aumentata del 773 per cento. L'infiltrazione eccessiva di parole mutate dall'inglese, che negli ultimi decenni ha raggiunto livelli di guardia, rischiano nel lungo termine di portare ad un collasso dell'uso della lingua italiana fino alla sua progressiva scomparsa. Chi parla solo l’italiano oggi rischia il fallimento dell’incomunicabilità. Non è più ammissibile che si utilizzino termini stranieri la cui corrispondenza italiana esiste ed è pienamente esaustiva”.

La proposta di legge disciplina l’obbligatorietà della lingua italiana per la fruizione di beni e servizi nel territorio nazionale, l’ imposizione di trasmettere qualsiasi comunicazione pubblica in italiano e divieto di usare sigle o denominazioni straniere per ruoli in azienda, a meno che non possano essere tradotte. A scuola e nelle università, corsi in lingua straniera saranno tollerati solo se giustificati dalla presenza di studenti stranieri. Chiunque ricopre cariche all'interno delle istituzioni italiane , della pubblica amministrazione, di società a maggioranza pubblica e di fondazioni è tenuto alla conoscenza e alla padronanza  scritta e orale della lingua italiana. L’ultimo articolo invece punta a modificare l’articolo 1346 del codice civile, ovvero diventa obbligatorio l’utilizzo della lingua italiana nei contratti di lavoro: “Il contratto deve essere stipulato nella lingua italiana”.

La proposta di legge introduce anche sanzioni per coloro che violano gli obblighi: “la violazione degli obblighi di cui alla presente legge comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da 5.000 euro a 100.000 euro”. A controllare la trasgressione degli obblighi previsti, ci sarà un Comitato per la tutela, la promozione e la valorizzazione della lingua italiana, concepito come un organismo di ausilio al Governo nazionale.

La proposta di legge di FdI ha suscitato molte polemiche. Il primo firmatario della proposta, l’on. Rampelli è intervenuto in difesa del provvedimento: Bisogna ‘essere onestamente intellettuali’ (cit. deputato Dario Crippa tanto per dire una delle tante gaffes dei 5stelle), da gente entrata in Parlamento a colpi di ‘Vaffa’, politici improvvisati o improvvisatori della politica, non ci si aspetta capacità di comprendere. La mia proposta è chiara: laddove non esistano termini equivalenti in italiano e non traducibili in un termine corrispondente, l’inglese o il termine straniero sono indispensabili. Ma perché usare ‘meeting’ se possiamo dire riunione? O ‘feedback’ se possiamo dire ‘riscontro’. O ‘day’ se possiamo dire giorno? Ma soprattutto perché le articolazioni dello Stato, le comunicazioni tra organi dello Stato, le leggi dello Stato devono parlare inglese o essere scritte con termini in inglese? La parola è democrazia e se non ti fai capire o non vuoi farti capire dal popolo sei antidemocratico. La democrazia è per tutti, anche per le persone meno istruite che conoscono solo la propria lingua madre. Infine, proposte di legge analoghe esistono in diversi Stati europei, perché la lingua è la più alta espressione della propria cultura e legittimamente viene difesa da chi non vuole perderla. E sarebbe assurdo la perdessimo proprio noi, nazione che ha visto unificato l’idioma da uno dei letterati universali, Dante Alighieri. Consiglio ai 5 Stelle di studiare, almeno di andare a leggersi la Legge Toubon in Francia e di collaborare per sostenere insieme agli Istituti scientifici e culturali il nostro idioma. La lingua italiana è- e non da oggi – la quarta più studiata al mondo ed espressione di un potere globale, che è quello culturale. C’è un grande spazio per lavorare insieme invece che polemizzare su tutto, anche su questioni di assoluto banale buon senso”.

 

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