Ci sara' un nuovo processo sul rogo scoppiato nello stabilimento torinese della Thyssenkrupp, in cui persero al vita sette operai. Lo ha deciso la Cassazione, a sezioni unite penali, che ha disposto il rinvio degli atti alla Corte d'Assise d'Appello di Torino per la "rideterminazione delle pene". La Suprema Corte ha riconosciuto la responsabilita' dei sei imputati - tutti alti dirigenti della Thyssenkrupp - ma ha disposto un processo d'appello-bis a Torino affinche' le pene vengano riviste, probabilmente al ribasso. La Corte, infatti, ha annullato, senza rinvio la prima sentenza d'appello "limitatamente alla ritenuta esistenza" di una delle circostanze aggravanti contestate agli imputati. Bisognera' attendere le motivazioni, che per legge vanno depositate entro 90 giorni, per chiarire tutti i punti della decisione dei supremi giudici.
LA RABBIA DEI FAMILIARI DELLE VITTIME ALLA LETTURA DEL VERDETTO
Hanno sfogato la loro rabbia, gridando e piangendo, alcuni familiari delle vittime del rogo della Thyssenkrupp, dopo aver assistito alla lettura del verdetto della Cassazione che ha disposto un nuovo processo d'appello-bis a Torino per rideterminare le pene a carico degli imputati.
"Sono codardi - ha urlato una signora, madre di uno degli operai morti, di fronte all'aula magna della Suprema Corte - non hanno avuto il coraggio di emettere una sentenza, dire qual e' la verita'". Il dispositivo letto dal primo presidente, Giorgio Santacroce, infatti, e' stato di difficile comprensione sia per i legali presenti sia per i parenti delle vittime.