Tensioni alla partenza del corteo dell'Anpi di Roma per il 25 Aprile, al Colosseo. Alcuni manifestanti che esponevano la bandiera israeliana sono quasi venuti alle mani con altri schierati dietro una bandiera palestinese. Alcuni carabinieri si sono frapposti tra i due gruppi impedendo il contatto. "Se c'é una bandiera palestinese non parte il corteo", ha urlato un manifestante. "Andiamo, la festa é nostra, viva il 25 aprile!", ha invece esortato il presidente degli ebrei romani Riccardo Pacifici. Dalla parte opposta una donna ha raccontato: "I sionisti si sono sentiti offesi e hanno cercato di cacciarci via, uno anche mettendoci le mani in faccia". Il grosso del corteo - alcune centinaia di persone - é poi partito, ma diversi esponenti dei due gruppi rivali sono rimasti ancora nei pressi della stazione Colosseo della metropolitana.
RETE PALESTINA - "Noi avevamo fatto un accordo con Nassi (presidente romano) dell'Anpi: saremmo stati presenti come resistenza palestinese con le bandiere e lui era d'accordo. Quando siamo arrivati qui e abbiamo tirato fuori le bandiere, il servizio d'ordine della comunità ebraica che era presente con le bandiere della Brigata Ebraica e di Israele ci ha aggredito". Lo racconta Loretta Mussi della Rete Romana Palestina, alla partenza del corteo dell'Anpi per il 25 Aprile a Roma. "Hanno detto che noi non potevamo partire e non avevamo diritto di presenza - ha aggiunto -. Ci hanno aggredito per otto volte mentre eravamo fermi".
SIPARIETTO DI RENZI - Siparietto al volo, lungo via del Corso, a Roma, tra Matteo Renzi e un commerciante. Il presidente del Consiglio avanza a passo spedito verso il Vittoriano quando il commerciante dell'unico negozio aperto nel percorso lo saluta. Il premier risponde: "Come va?", E il commerciante: "Si lavora...". Al che Renzi si ferma e ribatte: "Lascia fare: non è poco di questi tempi poter dire che si lavora...".
NAPOLITANO - "La Resistenza, l'impegno per riconquistare all'Italia libertà e indipendenza fu un grande moto civile ed ideale, ma soprattutto fu un popolo in armi, una mobilitazione coraggiosa di cittadini giovani e giovanissimi che si ribellavano allo straniero". Lo dice il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.