Dove prima c’era la fabbrica della Solvay, la cava in cui il giovane Karol aveva conosciuto il lavoro da operaio, ora sorge un santuario magnifico, di pietra e cemento e splendidi mosaici moderni.
E' Il santuario del Beato Giovanni Paolo II, ma ancora per pochi giorni. Da domenica sarà la casa del Santo, che ospita nella cripta la lapide della sua tomba appositamente trasportata dal Vaticano, e i suoi abiti, e i primi ex voto. Il santuario è ancora un edificio in costruzione, simbolo al tempo stesso della fede antica della Polonia, e della sua recente crescita economica. I fedeli ripetono i gesti di sempre: pregano a lungo, recitano il rosario con devozione, si inginocchiano molte volte. Comincia in un clima fervido la settimana di preghiera che porta alla grande cerimonia di Roma, domenica, in cui Giovanni Paolo II sarà fatto Santo.
Sull’altare, il Cardinale Dziwisz, suo segretario per quasi 40 anni lo ricorda con parole forti nella predica. Poi guida una lunga processione davanti alla Chiesa, la recita del rosario sotto il cielo di piombo e un accenno di pioggia. Una donna si inginocchia, con le lacrime agli occhi: è convinta che sia stato il papa polacco a restituirle la salute, dopo anni di sofferenza. Nella cripta, altre donne affidano le loro suppliche a bigliettini minuscoli, che infilano in una teca di legno. Alle pareti, nei dipinti, Giovanni Paolo II sorride, accanto ai suoi santi: un uomo in bianco vigoroso, le braccia alzate. La preghiera ha un sapore intenso e commosso a Cracovia, dove Karol Wojtyla trascorse la giovinezza, conobbe l’arte, il teatro, gli orrori della II Guerra Mondiale e mosse i primi passi da sacerdote. La strada verso Roma parte da qui, e migliaia di persone la ripercorrono in questi giorni come fece Karol. Impossibile quantificare quante persone partiranno: ogni parrocchia ha il suo autobus, ogni associazione o confraternita parte in una maniera o l’altra. Incontriamo un pulmino di Suore che faranno tappa a Chestacova – santuario della Madonna Nera simbolo della Polonia, e un gruppo di uomini vestiti di scuro: i cavalieri del santo Giovanni Paolo. Loro non possono mancare: scambiamo i numeri, ci rivediamo domenica a Roma. Una agenzia di viaggi di medie dimensioni manda a Roma oltre 1500 persone, con un volo charter e una lunga fila di torpedoni. C’e’ chi va a cavallo e chi è partito a piedi. L’abbraccio di piazza San Pietro non potrà bastare. Terminata la funzione, la Chiesa si svuota lentamente. Indugiano i canti di un coro, tanti sacerdoti che affollano la sacrestia attorno al Cardinale. Fuori, due bambine giocano con una bandiera, la croce ortodossa dei santi Cirillo e Metodio.
Un sacerdote stringe un dipinto di Wojtyla acquistato poco prima. Ci sarà una cerimonia ogni giorno fino a sabato sera. E per domenica, un gruppo di operai sta allestendo un maxi schermo davanti alla Chiesa. Ci sarà folla. Dopo la cadura del Muro di berlino la Polonia è diventata Europa, anche grazie a Giovanni Paolo II. La strada verso Roma è aperta, ora è più breve. E i pellegrini polacchi la misurano, andata e ritorno, dal Santuario di Cracovia a San Pietro, con gioia, orgoglio e nostalgia per il loro grande Papa.