L'Ucraina «è sull'orlo di una guerra civile e questo fa davvero paura»: a rilanciare l'allarme da Mosca sulla situazione nell'Est ucraino è il premier Dmitri Medvedev. Nelle ore in cui il governo di Kiev avvia e difende l'intervento armato nelle regioni scosse dai focolai separatisti e mentre l'Occidente continua a chiedere alla Russia gesti di distensione, il capo del governo moscovita sottolinea che «l'unica via per andare avanti è quella del dialogo con tutte le regioni ucraine». E ribadisce la richiesta di una condivisione internazionale dei problemi economici dell'Ucraina, che per Mosca in questo momento significano soprattutto bollette del gas non saldate, per 2,2 miliardi di dollari.
«L'Europa e gli Usa devono fare qualcosa alla fine per l'economia ucraina, che sgancino almeno un dollaro», ha affermato Medvedev. Il premier ha anche bocciato l'idea dei colleghi ucraini di chiedere un intervento dell'Onu nell'Est del Paese. «Coloro che sono arrivati al potere a Kiev devono riconoscere le peculiarità regionali e occuparsi del proprio Paese, non riporre le loro speranze altrove, ad esempio sull'Onu, tanto più che la presenza di peacekeepers di solito non risolve, ma congela il problema», ha detto il capo del governo russo.
Intanto, rinforzi militari ucraini sono stati elitrasportati nell'est dell'Ucraina presso l'aeroporto militare di Kramatorsk, a 15 chilometri da Slaviansk, città in mano ai separatisti filorussi.
Alcuni testimoni sul posto hanno riferito alla France Presse di aver visto manifestanti filorussi, che hanno sotto il loro controllo la parte civile dello scalo, ammassati davanti alle recinzioni della zona militare attigua. Già si sarebbero verificati scontri a fuoco.