"LUNEDÌ PROSSIMO", la seconda indagine del Commissario Cattaneo nata dalla penna di Eugenio Tornaghi

Francesca Ghezzani
26/11/2022
Attualità
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A inizi novembre è arrivato nelle librerie e negli store digitali Lunedì prossimo, il nuovo romanzo di Eugenio Tornaghi, edito da Laurana.

Brianzolo, 55 anni,  Tornaghi è direttore dei mercati internazionali di una società leader nel mercato delle soluzioni di pagamento digitale.

Il personaggio protagonista di Lunedì prossimo, il commissario Cattaneo è già stato protagonista de La pesca dello spada (Novecento Editore, 2015), vincitore del Premio Garfagnana 2016. Nel 2020, sempre con Laurana, ha pubblicato “Maradagal”, un giallo con protagonista un giovane Libero Cattaneo, non ancora commissario.

Abbiamo letto Lunedì Prossimo e davvero non sapremmo come catalogarlo. È un giallo? Un noir? O semplicemente un romanzo?

Io lo definirei un romanzo giallo. Probabilmente a disorientare è la struttura. Non c’è un morto all’inizio del libro e per almeno un centinaio di pagine il lettore è portato a pensare che le cose stiano esattamente come descritto, solo più avanti scoprirà che nulla è come sembra e c’è più di un mistero da risolvere.

I suoi romanzi sono opera di fantasia ma descrivono la realtà forse meglio di tanti reportage. Sembra quasi che la trama gialla sia un pretesto per scrivere delle opere di denuncia. È così?

 Nei miei romanzi la fantasia si limita alla trama, tutto il resto deriva dall’osservazione della realtà, forse è per questo che li trova verosimili. Non li definirei opere di denuncia, c’è un che di moralistico che non mi appartiene in questa definizione. Mi piace credere, invece, che i miei romanzi facciano riflettere e magari discutere. Non è un’idea originale, naturalmente, c’è un’ampia tradizione a riguardo, pensi anche solo a Sciascia o a Elroy. La verità è che il giallo è un genere meraviglioso che permette allo scrittore di entrare in contatto con una platea vasta ed eterogenea. I gialli li leggono tutti, a prescindere dal livello di istruzione, dal censo o dalla fede politica. Scrivere gialli, però, è un privilegio che va guadagnato, innanzitutto rispettando il lettore e quindi i canoni del genere.  È per questo che ci tengo a ribadire che i miei sono dei veri romanzi gialli, godibili anche solo in quanto tali. Poi, certo, c’è anche un altro livello di lettura.

 Lunedì Prossimo è il terzo romanzo che ha come protagonista Libero Cattaneo. Ce lo vuole descrivere?

 Devo fare una premessa: io non amo le serie, di Simenon apprezzo soprattutto i romanzi senza Maigret, di Vasquez Montalban quelli senza Pepe Carvalho. Tuttavia si scrive per essere letti e la serialità aiuta, c’è un’ampia fascia di lettori che si affeziona ai personaggi e vuole ritrovarli.

Libero Cattaneo è un personaggio a cui è facile volere bene: un bell’uomo tra i trenta e i quaranta anni (invecchia nel corso dei romanzi) ironico e intelligente. Milanese, non fuma, non beve, non si droga, non ha un oscuro segreto nascosto nel suo passato, insomma non rientra affatto nel cliché dell’investigatore maledetto che conduce un’esistenza tormentata. Al contrario, Cattaneo di suo avrebbe una vita serena, è separato dalla moglie ma i due continuano a volersi bene, ha una figlia che adora, un buon numero di amici e mantiene relazioni felicemente promiscue con l’altro sesso. A fregarlo è il vizio di cercare di capire, sempre, anche se la questione non è di sua pertinenza. È quasi un problema fisico, il suo: se non capisce Cattaneo sta male, e questa caratteristica, unita a una certa insofferenza per le gerarchie e a una propensione alle decisioni istintive, lo mette spesso nei guai con i superiori. Se si aggiunge che il nostro è guidato da un naturale istinto di giustizia che non sempre coincide con l’applicazione della legge, si capisce facilmente quanto sia conflittuale il rapporto tra il commissario Libero Cattaneo e il lavoro che svolge.

In La pesca dello spada e in Maradagal, l’ho fatto entrare in mondi che gli erano estranei: le banche nel primo caso, la Brianza nel secondo. Mi serviva che l’investigatore fosse un estraneo, per spiegare al lettore quelle realtà. In Lunedì prossimo l’ho lasciato nella sua Milano e gli ho permesso di dimostrare tutto il suo acume. In qualche modo, glielo dovevo.

 Lei nella vita si occupa di tutt'altro, come e quando trova il momento da dedicare alla scrittura?

 Tempo fa, un amico batterista mi spiegò che per lui tutto era ritmo e per farmi capire prese a battere con le dita contro le pareti, il ritmo dei rumori dell’ascensore su cui eravamo. Era una sequenza musicale eppure erano ancora quei rumori. Li aveva reinterpretati per farli suoi. Per me è lo stesso con la scrittura, io vivo un’esperienza e penso a come scriverne. In qualche modo, quindi, io sto sempre scrivendo. Mettere le parole sulla pagina, però, richiede del tempo dedicato e in questo mi aiuta il dormire poco. Io mi sveglio di norma intorno alle cinque. Le due ore tra le cinque e le sette sono un territorio meravigliosamente solitario e libero nel quale si possono fare molte cose, compreso scrivere.

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