A una settimana di distanza dal GP Belgio che si è disputato al Circuit de Spa Francorchamps, e vinto da Max Verstappen, la F1 farà tappa questo fine settimana per il GP Olanda presso lo Zandvoort Circuit, quindicesimo appuntamento iridato della stagione 2022. L’annata antecedente ha visto la vittoria dell’olandese della Red Bull davanti alla Mercedes di Lewis Hamilton. La pista è lunga 4259 metri ed è composta da 14 curve, delle quali dieci a destra e quattro a sinistra. La distanza di gara prevista è di 72 giri, pari a 306,648 chilometri.
Per il ritorno del GP Olanda l’annata antecedente, lo Zandvoort Circuit è stato rivisto grazie all’oculato lavoro svolto dall’azienda italiana Dromo. L’asfalto è stato realizzato da Shell ed è altissimo grip dato che è stato progettato con una tessitura specifica per le curve sopraelevate. Le curve 3 e 14 sono due sopraelevate ad angolo di inclinazione variabile, il che consentirà ai piloti di poter usufruire di più traiettorie e maggiori velocità di percorrenza.
Il record in qualifica è stato stabilito dal campione del mondo in carica che nel 2021 firmò la pole position col crono di 1:08.885, mentre il giro veloce della corsa fu registrato da Hamilton in 1:11.097.
Prendendo come riferimento le simulazioni dettagliate, analizziamo il tracciato. Dalla linea di partenza alla prima curva ci sono circa duecento cinquanta metri di distanza. La curva 1 è una destra da percorrere in terza marcia a 112 km/h ed è il punto di frenata più impegnativo della pista situata nei Paesi Bassi secondo i tecnici della Brembo.
In questo punto i piloti decelerano da 317 km/h a 133 km/h nello spazio di 111 metri e nell’arco temporale di 1.99 secondi. La decelerazione è di 4.8 G. Al Zandvoort Circuit la durata della fase di frenata è di 11 secondi, pari al 17% della percorrenza del giro, mentre la lunghezza della fase di frenata è di 572 metri, 13% della percorrenza di un passaggio.
Per la tappa olandese, la Pirelli Motorsport ha scelto le seguenti mescole: hard C1, medium C2 e soft C3. Le pressioni minime al via per pneumatici slick saranno di 23.5 psi all’avantreno e di 21.5 psi al retrotreno. Il camber è di -3.00° all’anteriore e -2.00° al posteriore.
La precisione di inserimento all’avantreno della monoposto è fondamentale qui, in quanto la traiettoria da mantenere è molto adiacente al cordolo interno. Una volta superato il punto di corda, i piloti parzializzano l’acceleratore per la curva 2, una destra da affrontare in quarta marcia a 144 km/h, alla quale segue il cambio direzione verso sinistra della curva 3.
Questa curva è caratterizzata da un banking positivo di 4,5 gradi all’interno e 19 gradi all’esterno, il che consentirà ai piloti di poter usufruire di più di una traiettoria lungo il raggio di percorrenza in modo da massimizzarne la velocità a centro curva e la trazione in uscita per il seguente tratto veloce del tracciato olandese.
In seguito alla tre, vi è verso destra la curva 4, da fare in quinta marcia a 212 km/h, alla quale segue in direzione opposta la curva 5, anch’essa da affrontare in pieno in settima marcia a 237 km/h. In seguito, vi sono in successione quattro curve verso destra: curva 6 (7a marcia, 268 km/h), curva 7 (7a marcia, 256 km/h), curva 8 (6a marcia, 234 km/h) e curva 9 (4a marcia, 153 km/h).
Alla nove, segue in direzione opposta la curva 10, nella quale i piloti sacrificheranno un po’ l’ingresso, rimanendo distanti dal primo punto di corda, in modo da massimizzare l’uscita una volta superato il secondo punto di corda In questo modo avranno maggior velocità in accelerazione in modo tale da sfruttare la prima zona DRS della pista olandese sul rettilineo da 517 metri che porta alla frenata della curva 11.
La undici è una destra da percorrere in seconda marcia a soli 87 km/h, curva più lenta del tracciato, alla quale segue il cambio di direzione verso sinistra della curva 12. In questo punto conta molto la reattività della vettura all’anteriore, in modo che non perda la linea ottimale nell’arco di pochi metri. Oltre a questo, conterà avere gli pneumatici anteriori nella giusta finestra di utilizzo per evitare bloccaggi all’anteriore destra nella brusca frenata della undici.
Infine, vi sono le ultime due curve del tracciato, ambedue verso destra, la curva 13 e la curva 14. La prima la si affronta in quarta marcia a 176 km/h, mentre la seconda la si percorre in pieno con una velocità di percorrenza al punto di corda di 264 km/h. La peculiarità dell’ultima curva, sta nel fatto che si tratti di una sopraelevata caratterizzata dal banking positivo di 18 gradi, il che la rende simile agli ovali americani.
Con questo angolo di inclinazione, gli pneumatici del lato sinistro della vettura subiranno un grande stress derivato dai sovraccarichi verticali. Questo disegno dovrebbe consentire ai piloti di avere maggiori possibilità di sorpasso sul rettilineo del traguardo, nel quale è possibile usufruire della seconda zona DRS, anticipata di 300 metri quest’anno, in quanto appena superato il punto di corda della curva 13 vi è un tratto di un chilometro da percorrere in pieno sino alla curva 1.
Oltretutto, le vie di fuga esterne alla curva quattordici sono alte ben sette metri, in modo tale che, in caso di uscita di pista, vi sia una drastica decelerazione prima dell’impatto.