Sale il livello della tensione in Crimea, dove la leadership filo-russa ha accelerato per staccarsi dall'Ucraina e confluire nella Federazione russa, con una mozione parlamentare e la convocazione di un referendum sulla secessione per il 16 marzo.
Kiev ha subito avvertito che si tratta di un passo "incostituzionale", ma la nuova escalation ha prodotto una dura reazione americana, con l'annuncio di sanzioni contro esponenti russi e ucraini. Per Barack Obama “un referendum violerebbe la legge” perché qualsiasi discorso sulla Crimea “deve coinvolgere il governo ucraino”. "Gli Stati Uniti hanno preso le loro decisioni insieme ai partner europei", dice Obama, prevedendo "conseguenze contro i responsabili”. Dura era stata anche la reazione dell'Unione Europea; in precedenza, oggi, il presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy si era detto pronto a nuove misure anche economiche contro la Russia.
Il Segretario di Stato Usa John Kerry a Roma ha chiesto a Putin di comprendere che “la preferenza degli Stati Uniti è di tornare ad una situazione di umanità e rispetto dei diritti ucraini così come all’integrità del paese”.