Capo del gruppo Polisario ordinava la pulizia etnica contro le tribù saharawi

Denunciato Brahim Ghali e suoi 23 miliziani, nonché quattro membri dei servizi di intelligence algerini per tortura, sequestro, genocidio e pulizia etnica. "Molti giovani di tribù saharawi sono ancora dispersi".

Belkassem Yassine
28/07/2021
Attualità
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Nel caso di Brahim Ghali, il giudice istruttore dell’Udienza Nazionale di Spagna, Santiago Pedraz, ha ascoltato martedì 27 luglio a Madrid il primo dei tre testimoni, presentati, a fine giugno, dalla difesa dell’Associazione saharawi dei diritti dell’uomo (ASADEH).

Ahmed Tarouzi, nella sua dichiarazione davanti all'Udienza Nazionale, ha affermato che "è stato proprio Brahim Ghali a dare le istruzioni per perpetrare le torture". 

Si tratta di uno dei testimoni delle presunte torture commesse dal gruppo Polisario nei campi di Tindouf in Algeria che ha assicurato davanti al giudice dell'Udienza Nazionale, Santiago Pedraz, che "il capo del Polisario Brahim Ghali dava gli ordini e a volte era presente nelle sedute di tortura". 

L'attivista Ahmed Tarouzi sostiene di "essere stato sequestrato e torturato dal gruppo Polisario per 11 anni" e ha persino spiegato al giudice che una delle forme di torture era stata quella di "strappare unghie e denti ai prigionieri". Tarouzi ha identificato i suoi torturatori, tra cui Ghali, anche se lui non torturava di persona "ma dava ordini".

In seguito alla dichiarazione resa da Tarouzi, l'avvocato dell'Associazione Saharawi dei Diritti Umani (ASADEDH), Maria del Rosario Villas, ha sollecitato il Tribunale Centrale d'Istruzione numero 5 dell'Udienza Nazionale, che la vittima Ahmed Tarouzi sia esaminato da un medico legale al fine di accreditare la realtà delle lesioni causate dalle torture di cui è stato vittima. 

Un comunicato dell’ASDDH fa sapere che è stata depositata una denuncia di tortura, sequestro, genocidio e pulizia etnica perpetrate per anni da Brahim Ghali e suoi 23 miliziani, nonché contro quattro membri dei servizi di intelligence algerini. 

I crimi risalgono alla metà degli anni ’70, quando il gruppo Polisario condusse "campagne di pulizia etnica contro la tribù Tekna e altre tribù". L'Associazione sottolinea che "molti giovani di queste tribù sono ancora dispersi". 

 

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