Dopo due giorni di coma, è morto Alfredo Famoso, il tassista 68enne aggredito domenica sera in via Morgagni a Milano. Dall'ospedale di Niguarda, ieri, i medici avevano comunicato che alle 14 sarebbe iniziato il monitoraggio per l'accertamento della morte cerebrale. Procedura che si sarebbe conclusa attorno alle 20, è così è stato. In attesa di concordare la data dei funerali del tassista, il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha dichiarato il lutto cittadino.
''Purtroppo è successo quello che fino all'ultimo, anche quando le speranze erano minime, speravamo non accadesse", ha sottolineato Pisapia. "La morte di Alfredo Famoso è stata provocata da un gesto assurdo e terribile. Nessuna ragione può spiegare tale comportamento. Ora è il momento di stringerci attorno alla famiglia di Alfredo, che ha perso un marito, un padre, un fratello, uno zio lasciando un vuoto incolmabile".
Con la morte di Famoso si complica la posizione di Davide Guglielmo Righi, il consulente informatico di 48 anni che lo ha colpito con una confezione d'acqua al termine di una lite scoppiata perché il tassista non avrebbe rispettato la precedenza che spettava a lui e alla sua compagna 37enne, incinta di otto mesi, con cui stava attraversando sulle strisce pedonali all'altezza di via Morgagni 40. Con la la dichiarazione di morte l'accusa è diventata di omicidio volontario nella forma del dolo eventuale. Secondo il pm Maria Teresa Latella, che coordina l'indagine assieme al procuratore aggiunto Alberto Nobili, Righi ha accettato il rischio e la possibilità di uccidere quando ha scagliato la confezione di bottiglie d'acqua contro il volto di Famoso. In buona sostanza, i pm contestano al 48enne la volontarietà dell'aggressione nella forma giuridica del cosiddetto dolo eventuale, ossia l'accettazione del rischio e della possibilità "che l'evento si verifichi".