Nel maggio del 1949 Gino Latilla dava voce con una splendida melodia al cordoglio dell'italia intera, per la tragedia del Grande Torino, schiantatosi il 4 maggio sulla collina di Superga avvolta dalla nebbia, di ritorno da una trasferta a Lisbona. Si, perché per quell'Italia che riemergeva a fatica dalla guerra il Torino di Valentino Mazzola, Loik e Gabetto era motivo d'orgoglio e prestigio internazionale.
Sentimenti condivisi allora, evaporati oggi, davanti agli striscioni e ai cori di pseudo-tifosi bianconeri durante il derby della Mole. Un macabro colmo, per una curva intitolata a quell'esempio di correttezza che fu Gaetano Scirea, e per una tifoseria tante volte offesa per i morti della tragica notte dell'Heysel.
"Le tragedie non si toccano. Mai. No agli striscioni e ai cori canaglia. Tutti", ha twittato il presidente juventino Andrea Agnelli. Bel gesto, ma più che cinguettare serve un urlo contro tanta infamia, o un minuto di silenzio, da parte di tutti, per quei morti che di tutti noi sono.